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Riforma dell’idroelettrico: il nuovo modello francese e le prospettive per l’Italia
di Martina D’Amico
L’ondata di calore che sta interessando la Francia ha costretto nei giorni scorsi Électricité de France (Edf) a disporre la chiusura temporanea della centrale nucleare di Golfech 2. L’episodio ripropone il tema della flessibilità dei sistemi di generazione e il ruolo del settore idroelettrico come fattore di stabilizzazione della rete.
Proprio su questo fronte, mercoledì 17 giugno l’Assemblea nazionale francese ha approvato, con 290 voti favorevoli e 59 contrari, una riforma molto attesa sul settore idroelettrico. Il provvedimento, presentato dalla deputata socialista Marie-Noëlle Battistel, ha l’obiettivo di sbloccare gli investimenti e modernizzare la gestione delle dighe nazionali, ponendo fine a un contenzioso con la Commissione europea che aveva avviato, nei confronti della Francia, due procedure di infrazione nel 2015 per la posizione dominante di Edf sul mercato e nel 2019 per la mancata messa a gara delle concessioni scadute.
Il testo approvato supera l’attuale sistema basato sulle concessioni che ad oggi regola le oltre 340 dighe francesi affidate in maggioranza a Edf e Compagnie Nationale du Rhône, istituendo un nuovo regime di autorizzazioni. In base alle nuove norme, lo Stato manterrà la piena proprietà delle infrastrutture, riscatterà i contratti in essere riconoscendo un indennizzo ai gestori e garantirà agli operatori storici un “diritto reale d’uso” fino a 70 anni, a fronte del pagamento di un canone. Non verranno indette, pertanto, gare pubbliche per l’assegnazione delle concessioni giunte a termine.
Per bilanciare la continuità gestionale con il rispetto delle normative europee sulla concorrenza, Edf dovrà rendere accessibile a terzi almeno il 40% della propria capacità idroelettrica installata attraverso aste di “capacità virtuale” a vent’anni, partendo con un contingente di 6 GW. Tali procedure saranno gestite sotto la supervisione del regolatore Cre e riguarderanno prodotti con differenti profili di rischio. L’acquisto dell’energia all’asta non conferirà ai terzi alcun diritto di intervento sulla gestione fisica degli impianti che resterà in capo a Edf per garantire l’ottimizzazione dei flussi idrici, mentre il prezzo base d’asta terrà conto dei reali costi di produzione.
Il riassetto normativo francese si inserisce in un dibattito che interessa anche l’Italia. Come ricordato da Greenreport, il nostro è il terzo Paese in Europa per potenza idroelettrica installata (22,9 GW) dietro a Norvegia e Francia, ma sconta al suo interno una persistente incertezza regolatoria, con l’86% delle concessioni che risulta scaduto o in scadenza entro il 2029. Tale scenario rischia di generare un ritardo stimato in almeno sei anni sull’ammodernamento degli impianti, tenendo di fatto congelati i piani di sviluppo degli operatori che sono pronti ad attivare oltre 15 miliardi di euro di investimenti diretti, capaci di generare un indotto sull’intera filiera di circa 20 miliardi.
A seguito dell’approvazione, l’Amministratore Delegato del Gruppo Cva e Vicepresidente di Elettricità Futura, Giuseppe Argirò, ha definito il passaggio francese come “di grande rilievo per il futuro dell’idroelettrico europeo, con riflessi diretti anche sul caso italiano”. Argirò ha evidenziato come la Francia abbia scelto di preservare il controllo strategico delle proprie infrastrutture, dimostrando che “la concorrenza può essere perseguita anche attraverso l’accesso al mercato dell’energia prodotta, senza necessariamente mettere in discussione la continuità gestionale di asset che svolgono una funzione essenziale per la sicurezza energetica nazionale”. Ha quindi richiamato la necessità di un quadro europeo realmente armonizzato, basato sul principio di reciprocità prima dell’apertura alle gare.
Anche Nicola Monti, Amministratore Delegato di Edison, a margine dell’evento “Futuro in corso” ha sottolineato: “Noi continuiamo a spingere sulla ‘quarta via’ per l’idroelettrico, che è l’unica che può permettere di liberare degli investimenti consistenti nel breve termine”, riferendosi al percorso oggetto di negoziato tra il Governo italiano e Bruxelles per consentire il rinnovo delle concessioni agli attuali operatori a fronte di impegni vincolanti di investimento.
Sul fronte parlamentare, il Senatore Enrico Borghi (Italia Viva) ha rimarcato: “Da anni sosteniamo che occorre preservare il controllo industriale e strategico delle grandi infrastrutture idroelettriche, individuando insieme alla Commissione europea una soluzione che consenta di coniugare investimenti, concorrenza e interesse generale. Se il governo vorrà muoversi, troverà nei cassetti del Parlamento la nostra proposta di legge”.