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DDL Delegazione Europea: il (particolare) procedimento parlamentare alla Camera
di Matteo Apicella
Il Disegno di legge (DDL) di delegazione europea è attualmente in corso di esame presso la Commissione Politiche dell’Unione Europea della Camera. Come noto, il provvedimento è adottato annualmente e conferisce una delega al Governo per recepire, tramite futuri decreti legislativi, le direttive ed i regolamenti europei in essa contenuti. Come tutti i provvedimenti di cadenza annuale, Camera e Senato si alternano negli anni per esaminare il testo in prima lettura, dove come accade per la maggior parte delle proposte, il DDL subisce un’approfondita istruttoria e la maggior parte delle modifiche di origine parlamentare. Quest’anno, come detto, tocca alla Camera. Questa non è una circostanza di poco conto perché il Regolamento della Camera stabilisce una procedura particolare per l’esame di questo provvedimento (specialmente in Commissione), che col tempo è stata integrata anche da elementi di prassi.
L’ art 126 ter del Regolamento prevede infatti che il DDL venga assegnato in sede referente alla Commissione Politiche dell’Unione Europea. Entro 15 giorni dall’assegnazione, ciascuna delle altre Commissioni competenti per materia completa l’esame delle proprie parti di competenza con l’approvazione di una relazione e con la nomina di un relatore, che può partecipare alle sedute della Commissione Politiche dell’Unione Europea. Entro i 30 giorni successivi alla scadenza del termine di cui sopra anche la Commissione Politiche UE termina l’esame, predisponendo una relazione generale per l’Assemblea.
Le maggiori particolarità risiedono però nella fase di presentazione e votazione degli emendamenti. Il Regolamento afferma infatti che gli emendamenti approvati dalle singole Commissioni si intendono approvati dalla Commissione Politiche UE, che li può respingere soltanto per ragioni di coordinamento generale o contrasto con il diritto europeo. Questi emendamenti vengono poi inclusi nella relazione generale per l’Assemblea.
Questa disposizione è stata interpretata con due modalità: da una parte viene infatti stabilito (similmente a quanto accade con la Legge di Bilancio) un termine per la presentazione di emendamenti direttamente nelle singole Commissioni; dall’altra però, anche gli emendamenti presentati nella Commissione Politiche UE (di solito la maggioranza) vengono poi per prassi assegnati alle diverse Commissioni, a seconda della materie, affinché queste esprimano un parere sulle proposte di modifica che è sostanzialmente vincolante, nei limiti suindicati.
È questo il perno di un meccanismo che svuota del tutto il ruolo e le funzioni della Commissione Politiche UE, di fatto mero “collettore” di emendamenti esaminati altrove; circostanza doppiamente paradossale se si considera che il DDL di delegazione europea è l’unico atto assegnato in sede referente alla XIV Commissione. Non mancano infatti ogni anno i richiami dei membri della Commissione ad una modifica del Regolamento che le attribuisca centralità nell’esame di quello che dovrebbe essere l’atto parlamentare di sua competenza per eccellenza. Richiami che ad ora sono però caduti nel vuoto.