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Rinnovabili in Puglia: il nodo delle aree idonee

Posted: 7 Aprile 2026 alle 10:01   /   by   /   comments (0)

di Redazione

Lo scorso 10 marzo la Giunta Regionale ha approvato il Disegno di Legge 31/2026 “Individuazione delle superfici e delle aree per l’installazione degli impianti a fonti rinnovabili in attuazione dell’articolo 11-bis del decreto legislativo 25 novembre 2024, n.190“.

Il DDL individua all’articolo 2 le aree idonee all’installazione di impianti FER, nonché per la costituzione di CER o altri sistemi di autoconsumo individuale o collettivo, ulteriori rispetto a quelle già previste a livello nazionale.  Introduce – all’articolo 3 – una corsia preferenziale per i progetti in aree idonee, soprattutto se legati a obiettivi strategici (PNRR, decarbonizzazione, comunità energetiche). Stabilisce inoltre un regime transitorio per i procedimenti in corso (articolo 7) e obblighi di trasparenza e partecipazione pubblica nei processi autorizzativi (articolo 8). Rafforza infine la tutela delle aree agricole di pregio, demandando alla Giunta la definizione delle superfici effettivamente utilizzabili (si veda l’articolo 4 comma 5).

Le dichiarazioni degli Assessori di Sciascio e Paolicelli

Dal comunicato stampa successivo all’approvazione del provvedimento e pubblicato sul sito della Regione, si evince che la Giunta ha “inteso limitare le Aree idonee aggiuntive rispetto a quelle ex lege, nella consapevolezza che la Puglia presenta già un volume di iniziative nel settore considerevole. Basti pensare che tra il 2021 ed il 2025 la Puglia ha autorizzato l’installazione di ben 4.471 MW di nuovi impianti, a fronte dei quali solo 1.700 MW risultano realizzati”.

L’Assessore allo Sviluppo Economico Eugenio di Sciascio ha evidenziato che “negli ultimi anni la Regione ha già dimostrato una forte capacità autorizzativa che non sempre ha visto seguire cantieri e impianti. Per questo introduciamo norme (art.9) che contrastino gli sviluppatori. Si tratta di soggetti che acquisiscono e autorizzazioni per poi venderle alle imprese produttrici.”

Per l’Assessore all’Agricoltura Francesco Paolicelli il provvedimento rappresenta “un passo importante per rafforzare la strategia della Regione Puglia a tutela del nostro sistema agricolo e agroalimentare. All’interno del provvedimento abbiamo introdotto una disposizione innovativa e particolarmente significativa che ci consente di contrastare in modo concreto la progressiva sottrazione di terreni agricoli destinati alla realizzazione di impianti da fonti di energia rinnovabile”.

L’esame in Consiglio regionale e il ciclo di audizioni

Il DDL è stato successivamente trasmesso alle Commissioni Ambiente e Industria del Consiglio regionale e nella seduta del 19 marzo si è svolto un ciclo di audizioni a cui hanno partecipato i rappresentanti di numerose associazioni ambientaliste, sindacali, professionali e industriali.

In apertura, la Presidente della Commissione Ambiente Loredana Capone (PD), dopo aver ribadito l’importanza dell’ascolto degli stakeholder, ha sottolineato che “la Puglia ha dato tanto in termini di energia da fonti rinnovabili ed è la prima regione per fotovoltaico, la prima regione per eolico, è abbastanza avanti per le biomasse, quindi tutto quello che possiamo fare è mantenere l’impegno sulla transizione energetica ma tutelare anche il paesaggio che per noi è storia, cultura, economia ed è anche fonte di reddito”.

Un punto ripreso anche dal Presidente della Commissione Industria Antonio Tutolo (Per la Puglia Decaro Presidente): “il nostro territorio va preservato e conservato per altre attività, come il turismo, una di quelle più prevalenti negli ultimi anni, e l’agricoltura che andrebbe avvantaggiata rispetto ad altri settori, ma credo che si stia andando in un’altra direzione e per questo cercheremo di fare il possibile per evitare che si danneggino i nostri settori chiave”.

Tutolo ha inoltre proposto l’invio di una richiesta formale al MASE per chiarire se il burden sharing per la Regione al 2030, pari a 7,4 GW e previsto dal PNIEC e dal d.lgs. 190/2024, debba intendersi come un limite minimo o massimo e se includa anche gli impianti già autorizzati, grazie ai quali la Regione arriverebbe quasi a raggiungere l’obiettivo previsto. Il secondo quesito è stato sollevato dal capogruppo della Lega, Fabio Romito.

Tutolo ha inoltre annunciato, insieme alla Presidente della Commissione Ambiente Capone, la presentazione di un emendamento volto a rendere idoneo soltanto lo 0,8% della Superficie Agricola Utilizzabile, ovvero il valore minimo previsto dalla norma nazionale.

Forti rassicurazioni, in merito alle intenzioni del governo regionale di salvaguardare e tutelare il paesaggio, sono state espresse dagli assessori all’Urbanistica Marina Leuzzi, all’Agricoltura Francesco Paolicelli e all’Ambiente Debora Ciliento, con l’obiettivo di ridurre la superficie su cui individuare le aree idonee.

Il Capogruppo di Fratelli d’Italia Paolo Pagliaro, insieme al Consigliere Nicola Gatta (FdI), ha infine sottolineato in una nota come l’obiettivo dei 7,4 GW risulti “ampiamente superato” e come il disegno di legge regionale sulle nuove aree idonee presenti un’“eccessiva discrezionalità che aprirebbe le maglie a ulteriori speculazioni”.

Il giudizio degli operatori e delle associazioni di categoria

Confindustria Foggia ha criticato apertamente il provvedimento e per bocca della Presidente Antonella Pasqualicchio ha sostenuto “che questo disegno di legge miri solo apparentemente a sostenere la transizione energetica mentre in realtà contiene elementi restrittivi e potenzialmente illegittimi. Abbiamo presentato in Commissione consiliare, come Confindustria Puglia, i nostri emendamenti”.

Dello stesso avviso anche Italia Solare che in documento ha evidenziato come “il disegno di legge non valorizza l’indicazione della norma nazionale di vedere le rinnovabili anche come strumento per sostenere la competitività delle imprese e favorire la soluzione delle crisi industriali”.

Altro punto rilevante per l’Associazione guidata dal Presidente Paolo Rocco Viscontini è il mancato riferimento agli impianti ibridi e ai sistemi di accumulo elettrochimici: “a nostro avviso le aree classificate agricole per gli impianti a fonti rinnovabili dovrebbero esserlo anche per gli impianti ibridi e per i sistemi di accumulo, seppure con limiti, ad esempio dimensionali, per tipologia di area idonea”.

Anche ANEV ha espresso nel corso del suo intervento in audizione diversi rilievi al disegno di legge annunciando la presentazione di alcuni emendamenti.

Di provvedimento troppo permissivo parlano invece le associazioni ambientaliste (Lipu, Forum Ambientalista e Italia Nostra) che hanno espresso valutazioni critiche sul fronte della tutela del territorio. “Rileviamo una tecnica legislativa prudente e corretta – dice il presidente regionale di Forum Ambientalista, Michele Di Lorenzoma allo stesso tempo sbilanciata a favore dell’espansione delle aree idonee. Il fatto che un’area sia vicina a infrastrutture energetiche non significa che sia automaticamente idonea dal punto di vista paesaggistico o idrogeologico. La tutela prevista per le aree agricole è positiva ma non sufficiente, e potrebbe rivelarsi troppo elastica“.

Si resta in attesa di conoscere i tempi di prosecuzione dell’esame in Commissione e l’eventuale accoglimento delle proposte di modifica.