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Prima Plures ora Magis, in latino il messaggio dal mondo utility: si cresce se ci si unisce
di Mattia Fadda
Ultima arrivata in ordine di tempo è Magis, il rebranding di AGSM AIM a sua volta fusione delle utility dei Comuni di Verona (62% delle azioni) e Vicenza (38%) a fine 2020. Più di un rinaming (molto riuscito) anche l’occasione per rilanciare un piano industriale che racconta dall’ambizione di affermarsi come player grande nel mercato nazionale per fare, dunque, le cose che fanno le grandi utility: investimenti e sfide. Un temine latino “magis” per comunicare che la nuova realtà sarà – almeno nelle intenzioni – “di più” della somma delle sue parti. Un’azienda radicata sì nei territori d’origine ma non più cumulativa, posticcia e provinciale. Già nella scelta della guida aziendale – nel 2024 era arrivato come guida da Cap Holding il manager milanese Alessandro Russo e prima, nel 2022, il prof. Federico Testa come chairman – l’utility veneta aveva fatto intendere che l’intenzione degli azionisti fosse quella di crescere nei mercati energetici ma anche quella di dire la propria sulle concessioni della distribuzione elettrica e delle grandi derivazioni idroelettriche. La multiutility veneta è attiva nei settori della vendita di energia elettrica e del gas, anche del teleriscaldamento, dell’efficienza energetica e dell’illuminazione. Magis attraverso società del gruppo produce poi energia elettrica tramite sette impianti idroelettrici, sei eolici, venticinque fotovoltaici.
Prima di Vicenza e Verona anche alcuni importanti Comuni toscani avevano capito che si cresce solo se si ci unisce. L’assemblea di Plures – questo il nome latino della multiutility toscana attiva nei settori ambiente, energia e ciclo idrico – vede infatti nei comuni di Firenze, Prato, Pistoia, Empoli i suoi principali ma non unici soci istituzionali. La multiutility toscana era nata ad inizio 2023 dalla fusione per incorporazione di Alia Servizi Ambientali, Publiservizi, Consiag e Acqua Toscana e del 40% di Estra, di cui detiene il controllo grazie al patto di sindacato con Coingas. Poi nel 2025 la società ha acquisito questa denominazione che – in questo caso – rimanda alla molteplicità dell’identità. La fusione infatti ha già avuto modo di palesare differenze di visione non tanto nei vertici aziendali e nel management quanto fra i Comuni fondatori. Nel 2024 avevano infatti discusso aspramente su dove reperire i capitali necessari allo sviluppo: in borsa o tramite “crescita endogena”. La scelta di quotarsi a Piazza Affari già fatta dai principali concorrenti nazionali (A2a e Acea ma anche HERA e Iren) fu infine esclusa dai comuni che controllano l’assemblea dei soci. Anche oggi, complice la virata a sinistra del Pd toscano, la scelta pubblicistica si ripropone nel dibattito in corso in Toscana su “acqua pubblica” visto che l’Autorità idrica Toscana (Ait) ha deciso di sospendere la gara per individuare il socio privato per di Publiacqua (società controllata dai soci pubblici – i comuni – tramite Alia servizi ambientali spa) per la gestione del servizio idrico integrato dell’ATO n.3 Medio Valdarno, un territorio che interessa Firenze, Prato, Pistoia e Arezzo.
Unirsi è essenziale per crescere ma non è facile e neppure sufficiente.