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Le comunicazioni del Presidente del Consiglio prima del Consiglio Europeo
di Redazione
Il 22 ottobre il Presidente del Consiglio ha reso le sue comunicazioni in Parlamento in vista del Consiglio Europeo del giorno dopo, prima alla Camera e poi al Senato. Tale attività è prevista dalla legge 234/2012 che prevede che il Governo informi i competenti organi parlamentari in via preventiva sulla posizione che intende assumere in occasione delle riunioni del Consiglio europeo e di quelle del Consiglio dei ministri dell’UE.
In particolare, la legge n. 238 del 2021 ha modificato l’articolo 4, comma 1 della legge n. 234, del 2012, prevedendo che l’informativa prima delle riunioni del Consiglio europeo avvenga regolarmente e non su richiesta (come previsto in precedenza). Lo svolgimento delle comunicazioni prevede un discorso da parte del Presidente del Consiglio, in genere sui temi su cui verterà il Consiglio UE, seguito da un intervento di uno o più rappresentanti dei gruppi parlamentari, a cui il Presidente del Consiglio successivamente replica in un unico intervento. Successivamente, un rappresentante del Governo esprime il parere sulle risoluzioni presentate.
La presentazione di risoluzioni è una prassi che si è affermata a partire dalla XVI legislatura ed è funzionale, pur non essendo un atto legalmente vincolante, a rafforzare il mandato parlamentare al Governo sulle posizioni da esprimere in Consiglio UE. Dopo l’espressione del parere, vi sono le dichiarazioni di voto in cui prendono la parola di nuovo i rappresentanti dei gruppi parlamentari e poi la votazione finale sulle risoluzioni all’esito della quale viene di solito approvata quella di maggioranza.
La ratio originaria della norma era chiara: rafforzare il coinvolgimento del Parlamento con degli indirizzi al Governo nell’ambito di procedure europee sempre più influenti anche a livello nazionale. Con il tempo però queste comunicazioni hanno assunto un significato sempre più politico, vertendo spesso su argomenti di stretta attualità o, in generale, sull’operato del Governo.
Questo accade soprattutto in due momenti del dibattito parlamentare: la replica del Presidente del Consiglio agli interventi a seguito del suo primo discorso, e soprattutto la dichiarazione di voto finale in cui non è prevista una contro replica ed è spesso usata per attaccare la linea politica del premier in generale o su un dato argomento, lanciando un messaggio di fatto politico. È per questo motivo che questo discorso viene di solito riservato ai leader dei partiti di opposizione. Questa tendenza si inserisce in parte nella crescente personalizzazione del dibattito politico, ma è anche assecondata dal fatto che le comunicazioni prima del Consiglio Europeo sono uno dei rari momenti di confronto del premier in Parlamento (tra l’altro a frequenza fissa), al di fuori degli avvenimenti che giustificano comunicazioni al Parlamento, il discorso di insediamento per la fiducia e il cd. premier question time in cui il Presidente del Consiglio risponde alle interrogazioni dei parlamentari: i regolamenti parlamentari (in particolare quello del Senato) lo prevederebbero una volta ogni due mesi, ma questa frequenza non è mai stata rispettata.
Fonte foto: Senato.it