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La riforma dei reati ambientali: il Consiglio dei Ministri ha avviato l’attuazione della direttiva UE 2024/1203

Posted: 19 Febbraio 2026 alle 15:04   /   by   /   comments (0)

di Redazione

Nelle scorse settimane il Consiglio dei Ministri ha approvato, in esame preliminare, su proposta del Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione Tommaso Foti e del Ministro della giustizia Carlo Nordio, uno schema di decreto legislativo volto a dare attuazione alla Direttiva (UE) 2024/1203 del Parlamento europeo e del Consiglio dell’11 aprile 2024, relativa alla tutela penale dell’ambiente. Il provvedimento è ora trasmesso al Parlamento per l’espressione dei pareri delle Commissioni competenti e, una volta acquisiti (il termine – non perentorio – è fissato al 2 marzo), dovrà tornare all’esame del Consiglio dei Ministri per l’approvazione definitiva.

Vediamo di cosa si tratta:

La nuova direttiva europea: obiettivi e principi della tutela penale dell’ambiente

La Direttiva europea, che sostituisce le precedenti Direttiva 2008/99/CE e Direttiva 2009/123/CE, nasce dall’esigenza di rafforzare in modo incisivo la prevenzione e il contrasto dei reati ambientali. L’Unione europea ha riconosciuto che le norme sanzionatorie finora vigenti non sono state sufficienti a garantire un’effettiva conformità al diritto ambientale dell’Unione. L’aumento dei fenomeni di degrado ambientale, la perdita di biodiversità, l’intensificarsi degli effetti dei cambiamenti climatici e la crescente dimensione transfrontaliera della criminalità ambientale hanno reso necessario un intervento più strutturato e armonizzato.

La direttiva 2024/1203 stabilisce dunque norme minime comuni per la definizione dei reati e delle sanzioni, con l’obiettivo di assicurare una tutela più efficace dell’ambiente attraverso il diritto penale. Essa si fonda sull’idea che la protezione dell’ambiente rappresenti un interesse fondamentale dell’Unione e che, in presenza di danni che travalicano i confini nazionali, l’azione a livello europeo sia giustificata dal principio di sussidiarietà.

L’ampliamento delle fattispecie di reato e la centralità del concetto di ecosistema

Elemento centrale della nuova disciplina è il concetto di “ecosistema”, inteso come il complesso dinamico di comunità di organismi viventi e del loro ambiente non vivente, considerato nella loro interazione funzionale. L’obiettivo è proteggere non solo singoli elementi naturali, ma anche l’integrità dei sistemi ambientali nel loro insieme.

La direttiva amplia e aggiorna l’elenco delle condotte che devono essere considerate reato quando siano illecite. È tale anche la condotta autorizzata in modo fraudolento o in palese violazione dei requisiti sostanziali previsti dalla normativa. Le nuove fattispecie riguardano ambiti di grande rilievo, quali la gestione dei rifiuti, le emissioni industriali, l’uso e il commercio di sostanze pericolose, la tutela della flora e della fauna selvatiche, la protezione dei siti protetti, nonché la produzione e il commercio di sostanze ozono-lesive e di gas fluorurati a effetto serra. Particolare gravità assumono le condotte che provochino danni diffusi, rilevanti e irreversibili alla qualità dell’aria, del suolo o delle acque, o la distruzione di un ecosistema.

Sanzioni più severe per persone fisiche e giuridiche

La direttiva prevede che i reati ambientali siano puniti con pene detentive effettive, proporzionate e dissuasive, con un massimo che può arrivare fino a dieci anni di reclusione nei casi più gravi. Accanto alla pena detentiva sono contemplate sanzioni accessorie, come l’obbligo di ripristino ambientale, il risarcimento del danno, l’esclusione dall’accesso a finanziamenti pubblici, il ritiro delle autorizzazioni e la pubblicazione della decisione giudiziaria.

La responsabilità si estende anche alle persone giuridiche. Le imprese possono essere chiamate a rispondere quando il reato sia stato commesso a loro vantaggio da soggetti in posizione apicale o quando una carenza di vigilanza abbia reso possibile l’illecito. Le sanzioni pecuniarie possono raggiungere percentuali significative del fatturato mondiale, rafforzando l’effetto deterrente nei confronti delle realtà economiche di maggiori dimensioni.

L’adeguamento del Codice penale e la responsabilità degli enti

Il decreto legislativo approvato in via preliminare interviene sul Codice penale italiano, aggiornando e integrando la disciplina degli eco-delitti. Il comunicato del Governo sottolinea come l’intervento sia volto a rafforzare la prevenzione e il contrasto dei reati ambientali, adeguando l’ordinamento interno alle nuove categorie di reato previste dalla direttiva. Vengono aggiornate le fattispecie di inquinamento ambientale e introdotte nuove ipotesi relative al commercio di prodotti inquinanti e di sostanze ozono-lesive e di gas a effetto serra. Si rafforzano inoltre le circostanze aggravanti, si precisa la nozione di condotta abusiva e si adegua il trattamento sanzionatorio.

Un aspetto di particolare rilievo riguarda l’estensione del catalogo dei reati ambientali rilevanti ai fini della responsabilità amministrativa degli enti, con conseguente adeguamento delle sanzioni applicabili a società e associazioni.

Il coordinamento nazionale contro la criminalità ambientale

Il provvedimento istituisce presso la Procura generale della Corte di cassazione un Sistema di coordinamento nazionale per il contrasto alla criminalità ambientale. Ne fanno parte il Procuratore generale presso la Corte di cassazione, i Procuratori generali presso le Corti d’appello e il Procuratore nazionale antimafia. L’obiettivo è garantire un coordinamento più efficace e tempestivo tra le autorità competenti, in considerazione della complessità e della frequente dimensione organizzata dei reati ambientali.

La Strategia nazionale e le misure di prevenzione

In linea con la direttiva europea, entro il 21 maggio 2027 dovrà essere elaborata e pubblicata una Strategia nazionale di contrasto ai crimini ambientali, aggiornata ogni tre anni. Tale documento definirà le priorità della politica nazionale, valuterà le risorse necessarie e promuoverà iniziative di sensibilizzazione e formazione. La direttiva impone inoltre agli Stati membri di garantire adeguate risorse e formazione specialistica alle autorità coinvolte e di predisporre sistemi di raccolta dati statistici per monitorare l’efficacia delle misure adottate.

Una risposta europea alle sfide climatiche e alla criminalità transfrontaliera

Il nuovo impianto normativo si colloca in un contesto segnato dall’accelerazione dei cambiamenti climatici e dalla crescente consapevolezza dell’urgenza di proteggere gli ecosistemi. La direttiva 2024/1203 mira a fornire definizioni comuni dei reati ambientali e a garantire sanzioni penali effettive, dissuasive e proporzionate. Poiché i danni ambientali possono produrre effetti che travalicano i confini nazionali, l’intervento dell’Unione europea si giustifica in base al principio di sussidiarietà. Il decreto legislativo italiano rappresenta dunque un passaggio decisivo verso un rafforzamento complessivo della tutela penale dell’ambiente, a protezione delle generazioni presenti e future.