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Investire in processi partecipativi per accelerare i progetti

Pubblicato: 21 Settembre 2020 alle 15:57   /   by   /   commenti (0)

di Emilio Conti

In precedenti interventi qui su Powerzine abbiamo visto come nel momento in cui si progetta e si pianifica un’opera infrastrutturale sia indispensabile conoscere il territorio in cui si vuole realizzarla avviando un’analisi preventiva completa qualitativa e quantitativa per poter affrontare l’engagement dei soggetti presenti in maniera efficace e puntuale.

In mancanza di una norma che regoli il processo partecipativo in Italia, il coinvolgimento diretto degli stakeholder presenti sul territorio da parte del proponente è oggi l’unico elemento a disposizione per poter superare i contrasti e le contestazioni che impediscono la realizzazione di una qualsiasi nuova opera.

Come consulenti con molti anni di esperienza, sappiamo che l’avvio di processi partecipativi trasparenti è infatti uno degli requisiti indispensabili per allentare le tensioni sociali sul territorio. L’obiettivo dell’engagement è quindi dialogare con i differenti stakeholder fin dalle prime fasi, per mettere in luce i reali impatti ambientali, le azioni che si intendono affrontare per ridurre questi impatti ed evidenziare le ricadute socio-territoriali a medio e lungo termine derivanti dalla realizzazione dell’infrastruttura. Nel contempo è indispensabile ascoltare il territorio per comprenderne i timori e le paure, e per valutare assieme soluzioni in grado di soddisfare tutti: dal proponente ai cittadini, dalla pubblica amministrazione agli attori economici.

Per un corretto processo partecipativo è importante mettere in campo strumenti specifici che vanno dai semplici incontri one to one o con piccoli gruppi di stakeholder a strumenti web in grado di permettere un’interazione più rapida con il territorio, dai focus group ai più articolati comitati multistakeholder fino ai forum permanenti, organizzati per seguire continuativamente il processo autorizzativo, quello realizzativo e la fase di gestione dell’opera. Il tutto in un’ottica di dialogo e condivisione trasparente, oggi sempre più necessaria.

La comunicazione (intesa nel senso classico del termine) in questi ambiti è indispensabile, ma deve essere intesa come uno strumento di supporto all’engagement, che rimane l’aspetto determinante.

L’esperienza sul campo, suggerisce che sempre di più si debba andare verso un’inclusione degli stakeholder nel processo decisionale riguardante un determinato territorio, altrimenti il rischio è un blocco, un rifiuto. Gli esempi nel settore energetico e ambientale sono confortanti e indicano chiaramente la strada da seguire.

Le risorse (tempo e budget) che il proponente destina ad iniziative preventive di accettabilità inclusive e partecipative non sono mai sprecate, sono invece un investimento che ripagherà l’azienda già nel medio termine, accorciando l’iter autorizzativo (sempre lungo, tortuoso e imprevedibile) e instillando nel rapporto impresa-comunità importanti dosi di fiducia.