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FER-X, FER-2, FER-Z e FER-T: la nuova architettura degli incentivi alle rinnovabili
di Greta Zottoli
Negli ultimi mesi il quadro degli incentivi alle rinnovabili in Italia ha assunto una fisionomia sempre più definita, articolandosi attorno a quattro strumenti principali: FER-X (a regime e transitorio), FER-2, FER-Z e FER-T.
Il FER-X rappresenta oggi il perno del nuovo impianto incentivante per la produzione elettrica da fonti rinnovabili con costi vicini alla competitività di mercato. In attuazione della direttiva RED II, sostiene fotovoltaico, eolico, idroelettrico e impianti alimentati da gas residuati dai processi di depurazione. Secondo le stime della bozza circolata nel marzo 2024, il meccanismo potrebbe accompagnare la realizzazione di oltre 67 GW di nuova capacità rinnovabile, configurandosi come lo strumento cardine per centrare i target al 2030.
Il Direttore Generale della DG mercati e infrastrutture energetiche (MIE) Alessandro Noce aveva dichiarato, a margine di un convegno di ANEV lo scorso giugno, con riferimento all’arrivo del cd. FER-X a regime, che sarebbe stato operativo “auspicabilmente entro l’autunno”, una tempistica poi disattesa. Aveva quindi aggiunto: “il FER-X è a nostro avviso uno strumento all’avanguardia” e che “molti Paesi europei alle prese con problemi enormi lo stanno guardando”. Nella stessa occasione aveva precisato che il Governo stava discutendo con la Commissione europea per mantenere la configurazione del FER-X a regime, già testata nel transitorio, sostanzialmente invariata. Al riguardo Noce aveva sottolineato che “auspicabilmente” le uniche differenze con il transitorio “saranno i coefficienti di localizzazione e i no price criteria”. A tal proposito, la fase di confronto con la Commissione europea risulta tuttora in corso, come dichiarato dal Viceministro Gava nel QT alla Camera dello scorso 4 febbraio, sede in cui è arrivata la conferma circa l’entrata in vigore nel 2026.
Il FER-X Transitorio, in vigore dal 28 febbraio 2025 fino al 31 dicembre 2025 e dotato di risorse pari a 9,7 miliardi di euro, ha anticipato molte delle innovazioni previste per il regime definitivo. Il meccanismo nasce con l’obiettivo di introdurre una “forma di supporto transitoria” per impianti a fonti rinnovabili con costi di generazione vicini alla competitività di mercato, in attesa dell’entrata in vigore del sistema “a regime”. La disciplina prevede due modalità di accesso: diretto per gli impianti di potenza inferiore a 1 MW e tramite aste competitive per quelli di potenza superiore a 1 MW. In entrambi i casi, agli impianti ammessi è riconosciuto un prezzo di aggiudicazione sull’energia elettrica prodotta e netta immessa in rete. In particolare, le prime due aste del “transitorio” hanno assegnato oltre 15 TWh di contratti a valori molto competitivi, con un risparmio stimato di oltre 400 milioni di euro l’anno in bolletta dal 2027. I risultati evidenziano tuttavia un divario tra tecnologie: il fotovoltaico ha registrato una forte partecipazione (10,1 GW) e assegnazioni quasi complete, con prezzi medi molto bassi; l’eolico ha mostrato una dinamica più debole, con minore partecipazione e solo 0,9 GW assegnati su 2,5 GW disponibili.
Accanto al FER-X si colloca il FER-2, dedicato alle tecnologie innovative o ancora caratterizzate da costi elevati ma con alto valore ambientale. Il meccanismo è interamente fondato su procedure pubbliche competitive bandite dal GSE, che mettono periodicamente a disposizione specifici contingenti di potenza. Le aste sono organizzate per gruppi, distinti in base alla tipologia di impianto e alla natura dell’intervento (nuova realizzazione o rifacimento). Rientrano nel perimetro degli impianti ammissibili, in particolare, quelli a biogas e biomasse di piccola taglia, il solare termodinamico, il geotermico tradizionale con innovazioni o a emissioni nulle, oltre alle tecnologie offshore e marine: eolico in mare (sia su fondazioni fisse oltre le 12 miglia sia floating), fotovoltaico floating su acque interne o in ambito offshore e impianti per la produzione di energia mareomotrice e dal moto ondoso. L’assegnazione degli incentivi avviene nei limiti dei contingenti disponibili, premiando i progetti che offrono la maggiore riduzione percentuale sulla tariffa di riferimento. Non mancano tuttavia criticità attuative. Il ministro Pichetto ha recentemente riconosciuto che “il FER-2 è rimasto bloccato sulla geotermia innovativa e sull’eolico offshore”, annunciando l’apertura imminente di un tavolo dedicato alla geotermia per tentare di sbloccare la situazione senza modificare la misura.
Un’evoluzione ulteriore è rappresentata dal FER-Z, la cui consultazione pubblica si è chiusa il 19 dicembre scorso. Il decreto dedicato dovrebbe introdurre un meccanismo alternativo al FER-X basato su “contratti standard per la decarbonizzazione” stipulati tra GSE e operatori selezionati tramite asta. Il modello è definito come decentralizzato, market-based e standardizzato: non prevede contingenti per singola tecnologia, ma definisce un fabbisogno complessivo e un profilo contrattuale standard di produzione (ad esempio di tipo baseload). Il CfD a due vie non è più collegato a uno specifico impianto, bensì a una quantità di energia da fornire annualmente. I soggetti selezionati dovranno immettere in rete una quota minima di energia rinnovabile da impianti nuovi iscritti in un apposito albo GSE, con certificazione dell’energia immessa. In base alla pianificazione contenuta nel PIAO 2026-2028 del MASE, per la Direzione generale Mercati e Infrastrutture Energetiche (MIE) è atteso entro fine anno il completamento dello schema di decreto sul meccanismo in oggetto e, in vista di ciò, entro la fine di giugno saranno resi noti gli esiti della consultazione pubblica.
Infine, il FER-T apre il capitolo delle rinnovabili termiche di grande dimensione. Il decreto, oggetto di consultazione nel 2025, introduce un meccanismo alternativo e complementare al Conto Termico per sostenere impianti di taglia rilevante: pompe di calore oltre 2 MWt, biomasse e biogas sopra 2 MWt, solare termico oltre 2.500 m², geotermia a uso diretto. L’incentivo consiste in un contributo in conto esercizio per dieci anni sulla produzione effettiva di energia termica rinnovabile. Le procedure sono competitive, tecnologicamente neutre e basate sul criterio pay as bid, con almeno due bandi l’anno. Seguendo quanto indicato nel PIAO 2026-2028 del MASE, la trasmissione al Direttore Generale della Direzione Domanda ed Efficienza Energetica della bozza di convenzione con il soggetto gestore della misura in oggetto sarebbe prevista entro il 31 dicembre 2026.
Nel loro insieme, FER-X, FER 2, FER-Z e FER-T delineano un sistema articolato ma coerente: strumenti per le tecnologie mature e competitive, misure dedicate all’innovazione elettrica e offshore, un modello di mercato più evoluto con contratti standard e, per la prima volta, un quadro strutturato per la decarbonizzazione del calore. La sfida ora non è più solo normativa, ma attuativa: trasformare meccanismi e aste in impianti reali, in tempi compatibili con gli obiettivi climatici nazionali ed europei.