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Elezioni Regionali 2025: il nuovo equilibrio politico e la visione energetica dei governatori eletti – Parte II
di Redazione
Le elezioni regionali svolte finora hanno già offerto segnali politici importanti. Dalle prime quattro regioni chiamate alle urne è emerso un quadro fatto di conferme e nuovi equilibri interni ai diversi schieramenti: nelle Marche la rielezione di Francesco Acquaroli ha confermato la leadership del centrodestra pur ridisegnando i rapporti di forza nella coalizione, in Toscana Eugenio Giani ha ottenuto un secondo mandato grazie alla solidità del PD e al contributo delle forze rosso-verdi, mentre in Calabria Roberto Occhiuto è stato riconfermato nonostante un’affluenza molto bassa. In Valle d’Aosta, invece, si è ulteriormente consolidata l’area autonomista, confermando la specificità politica del territorio.
Ora il percorso elettorale è arrivato alla fase conclusiva: Puglia, Campania e Veneto sono le tre regioni che hanno chiuso la tornata il 23 e 24 novembre.
In Campania, la fine dell’era De Luca e lo stop al terzo mandato hanno aperto un duello inedito tra Roberto Fico, figura storica del M5S, ed Edmondo Cirielli, esponente di primo piano del centrodestra al governo. Le urne hanno premiato nettamente Fico, che ha superato il 60% grazie al forte sostegno del PD, mentre Cirielli si è fermato al 35%. Tra le liste spiccano il Partito Democratico al 18%, seguito dal M5S al 9% e da “A Testa Alta” all’8%; a completare il quadro del centrosinistra ci sono varie civiche e forze minori tra il 6% e il 3%. Nel centrodestra, Fratelli d’Italia ottiene l’11%, Forza Italia il 10% e la Lega il 5%, con le altre liste che restano sotto il 5%.
Sul fronte energetico, Fico ha ribadito l’esigenza di “una politica importante che parta dai rifiuti”, puntando su raccolta differenziata, una filiera del riciclo più solida e la continuità degli investimenti del PNRR. Per il termovalorizzatore di Acerra l’obiettivo è ridurre gradualmente i conferimenti fino a superarne del tutto l’utilizzo. Il programma del centrosinistra sviluppa questo approccio con alcuni assi strategici: promozione delle hydrogen valleys, sviluppo delle Comunità energetiche rinnovabili, incentivi alle imprese per nuovi impianti da fonti rinnovabili e agevolazioni fiscali per chi investe in ricerca e innovazione verde. Sono espresse inoltre posizioni nette contro nuovi impianti di stoccaggio GNL e ulteriori coltivazioni di idrocarburi. Chiudono il quadro altri impegni centrali quali l’adesione dei Comuni al Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia con l’attivazione dei PAESC e il traguardo della neutralità climatica entro il 2050.
In Puglia, il dopo-Emiliano ha messo di fronte Antonio Decaro, ex sindaco ed europarlamentare sostenuto dal campo largo, e l’imprenditore Luigi Lobuono per il centrodestra. Le urne hanno premiato nettamente Decaro, che ha raggiunto il 64%, mentre Lobuono si è fermato al 35%. Tra le liste spicca il Partito Democratico con il 25%, seguito da “Decaro Presidente” al 12% e da “Per la Puglia” all’8%; completano il quadro del centrosinistra il M5S al 7%, Alleanza Verdi-Sinistra e “Avanti Popolari” entrambe al 4%. Nel centrodestra, Fratelli d’Italia ottiene il 18%, Forza Italia il 9% e la Lega l’8%, mentre le altre liste restano sotto l’1%.
Sul fronte energetico, la Puglia resta al centro di dossier industriali delicati, a partire dall’ex Ilva, per cui Decaro ha ribadito “in questa fase la gestione deve essere pubblica”, assicurando collaborazione con Governo e istituzioni. Altro nodo cruciale è la centrale di Brindisi, che nelle intenzioni del candidato dovrebbe trasformarsi in un polo strategico dell’energia sostenibile. Il programma punta a ripensare le infrastrutture regionali in chiave digitale e verde, con reti intelligenti e integrate, e a rendere operative le Comunità energetiche rinnovabili in tutti i Comuni. Centrale è anche la resilienza idrica, con digitalizzazione delle reti, nuove fonti, riuso delle acque e un “digital twin” per la gestione del sistema. A completare il quadro, una forte spinta all’economia circolare, riduzione dei rifiuti, riciclo e nuovi green jobs, insieme a misure per promuovere idrogeno verde, innovazione e maggiore efficienza energetica nelle imprese.
In Veneto, la successione a Zaia ha opposto il leghista Alberto Stefani al democratico Giovanni Manildo, in una regione cruciale per industria e infrastrutture energetiche. Il risultato ha confermato la solidità del centrodestra: Stefani vince con il 64%, mentre Manildo si ferma al 28%, in un contesto segnato da un’affluenza in calo al 44%. Tra le liste svetta la Lega con il 36%, trainata anche dalla presenza di Zaia capolista; seguono Fratelli d’Italia al 18% e Forza Italia al 6%, mentre Liga Veneta, UDC e Noi Moderati Civici restano tra l’1 e il 2%. Nel centrosinistra, il Partito Democratico raccoglie il 16%, Alleanza Verdi-Sinistra il 4% e il M5S il 2%, con Volt allo 0,3%.
Il programma di Stefani punta a coniugare autonomia energetica e competitività, trasformando la sostenibilità in leva di crescita soprattutto per le PMI. La linea ricalca il percorso avviato da Zaia, dall’efficientamento degli edifici all’espansione delle rinnovabili, da sviluppare tutelando il suolo e privilegiando impianti su tetti e aree dismesse. La strategia guarda alla Transizione 5.0, con investimenti in tecnologie digitali, automazione e intelligenza artificiale per rafforzare il manifatturiero, e introduce il Piano Veneto Verde, spazio di cooperazione tra istituzioni, imprese e università con strumenti di finanza verde. Un ruolo decisivo lo hanno le Comunità Energetiche Rinnovabili, considerate essenziali contro la povertà energetica e da rafforzare con formazione e minore burocrazia. Il piano include inoltre un potenziamento dell’economia circolare, con nuove filiere per il recupero dei materiali critici e lo sviluppo della bioeconomia, insieme all’obiettivo di una legge regionale sul clima. Sul fronte idrico, Stefani punta a completare l’aggiornamento del piano di tutela delle acque e del Mosav (Modello strutturale degli acquedotti del Veneto), con nuovi accordi tra Regione, Veneto Acque (in trasformazione in società benefit), Consigli di bacino e i Gestori del servizio idrico integrato. Infine, la pianificazione energetica proseguirà con l’attuazione del nuovo Piano Energetico Regionale, in vista di una revisione capace di trasformarlo in uno strumento integrato su Energia e Clima.
Nel complesso, il voto in Campania, Puglia e Veneto restituisce un quadro politicamente differenziato, ma caratterizzato da una crescente centralità delle politiche energetiche. La varietà delle soluzioni proposte, dalla spinta sulle rinnovabili alla digitalizzazione delle reti e alle CER, evidenzia un percorso che vede le regioni come protagoniste del cambiamento.