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Elezioni Regionali 2025: il nuovo equilibrio politico e la visione energetica dei governatori eletti – Parte I
di Redazione
Sono sette le regioni in cui si è votato o si voterà questo autunno per le elezioni regionali: Valle d’Aosta, Marche, Calabria, Toscana, Puglia, Campania e Veneto. Tra settembre e novembre 2025, le urne offriranno un vero e proprio termometro delle forze in campo e degli umori dell’elettorato italiano. Oltre all’analisi politica, i programmi dei presidenti eletti mettono in luce chiare strategie per la transizione energetica e la sostenibilità territoriale.
La Valle d’Aosta, che ha inaugurato la stagione con il voto del 28 settembre, ha registrato un netto calo di partecipazione, con un’affluenza ferma al 63%. Il sistema valdostano ha premiato il regionalismo: Union Valdôtaine (UV) si è confermata la prima forza politica con il 32% dei suffragi. Il centrodestra unito non è riuscito a superare il 30%, fallendo l’obiettivo del 42% necessario per ottenere il premio di maggioranza, mentre il PD si è attestato intorno all’8% e Avs al 6%.
Nelle Marche, la consultazione del 28 e 29 settembre ha sancito la riconferma del governatore uscente Francesco Acquaroli, che ha ottenuto una vittoria netta con il 52% dei voti, distanziando di quasi otto punti il candidato del centrosinistra, Matteo Ricci, europarlamentare del PD ed ex sindaco di Pesaro. Anche qui, l’affluenza è diminuita di quasi 10 punti. All’interno della coalizione vincente, si è assistito a un notevole riassetto degli equilibri interni: Fratelli d’Italia è diventato il primo partito con il 27% (in forte crescita rispetto al 18% del 2020), superando la Lega, che ha invece subito una marcata contrazione, scendendo al 7% dopo aver toccato il 22% nel 2020, e venendo sorpassata da Forza Italia (8%). Nel centrosinistra, il PD si è mantenuto intorno al 22% (contro il 25% del 2020), mentre il Movimento 5 Stelle ha ottenuto il 5%.
Il programma “Più Marche” del presidente uscente Acquaroli dedica ampio spazio ai risultati già ottenuti, come il Piano regionale di adattamento al cambiamento climatico e il Piano energia e clima 2030. Tra gli obiettivi principali, il documento prevede l’installazione di 2,3 GW di nuova potenza rinnovabile entro il 2030, la creazione di tre hydrogen valleys e il sostegno all’autoconsumo energetico e alle CER. Sono previsti inoltre fondi per l’industria e l’artigianato sostenibile, con incentivi per chi investe in fonti rinnovabili, economia circolare e decarbonizzazione. Il programma punta a una “sostenibilità competitiva” fondata su energie rinnovabili, mobilità sostenibile, rigenerazione urbana verde e agricoltura biologica.
In Calabria, le dimissioni del governatore Roberto Occhiuto in seguito a un’inchiesta per corruzione hanno reso necessario il ritorno alle urne il 5 e 6 ottobre. Nonostante le vicende giudiziarie, Occhiuto è stato riconfermato con oltre il 57% contro il 42% di Pasquale Tridico, candidato del campo largo, eurodeputato del Movimento 5 stelle ed ex presidente Inps per il centrosinistra. Il successo si è realizzato in un contesto di astensione elevata. In particolare, Forza Italia si è affermata come primo partito con il 18%, la Lega è risalita al 9%, e Fratelli d’Italia ha raggiunto l’11%. Nel centrosinistra, il PD si è mantenuto intorno al 13%, mentre il Movimento 5 Stelle, con il 6%, è stato superato dalla lista civica “Tridico Presidente”, che ha ottenuto più del 7%.
Nel programma “Calabria 2021/30”, Occhiuto punta su una forte spinta energetica, con la linea “più rinnovabili, ma meno pale eoliche”, dichiarando di preferire l’offshore. Propone di ridurre del 50% le perdite idriche, aggiornare il Piano energia e clima e trasformare il surplus energetico in leve di sviluppo per attrarre imprese energivore, tramite forniture agevolate, CER e hub energetici, con l’obiettivo di fare della Calabria la “batteria verde d’Italia”. È prevista inoltre la creazione di una utility regionale a capitale misto per la gestione degli impianti idroelettrici le cui concessioni scadranno nel 2029, insieme a un ampio piano di riqualificazione delle infrastrutture energetiche.
In Toscana, il presidente uscente Eugenio Giani è stato rieletto con il 54% dei voti, superando il candidato di centrodestra, Alessandro Tomasi, che si è fermato al 41%. Anche in questo caso, l’astensione ha rappresentato il primo “partito” della regione. Il PD è rimasto il perno del sistema con oltre il 34%, beneficiando della compattezza di un’alleanza che includeva anche M5S (4%), Avs (7%). Nel centrodestra, Fratelli d’Italia ha rappresentato la forza trainante con il 26%, il doppio rispetto al risultato del 2020 (13%). Tuttavia, questo risultato non è stato sufficiente per compensare il crollo verticale della Lega, scesa dal 21% al 4%. Anche il Movimento 5 Stelle ha subito un arretramento, attestandosi al 4% rispetto al 7% del 2020. La lista di sinistra, “Toscana Rossa”, ha quasi sfiorato l’ingresso in Consiglio con il 4,5%.
Nel programma del PD per il secondo mandato, Eugenio Giani punta con forza sulle Comunità Energetiche Rinnovabili, da sostenere con incentivi dedicati e promuovere in ambito rurale, portuale e insulare. Prevede edifici pubblici trasformati in poli energetici con fotovoltaico, sistemi di accumulo e connessione alle CER. L’obiettivo, come dichiarato, è portare l’autoproduzione da rinnovabili dal 51% al 66% entro la fine della legislatura, puntando anche su biomasse locali, reti smart e sistemi di accumulo. Centrale è pure l’efficienza energetica, con incentivi e interventi di riqualificazione, pompe di calore e fotovoltaico.
Il ciclo elettorale autunnale si concluderà infine con le elezioni del 23 e 24 novembre in Puglia, Campania e Veneto.
In Puglia, la corsa è aperta a causa del limite di mandato del presidente uscente Michele Emiliano. Il campo largo ha scelto di puntare sulla figura di Antonio Decaro, ex sindaco di Bari e oggi europarlamentare. Il centrodestra ha scelto invece Luigi Lobuono, ex presidente della Fiera del Levante e candidato sindaco di Bari nel 2004. Vicino a Forza Italia, Lobuono rappresenta il volto dell’imprenditoria e del civismo pugliese.
In Campania, la bocciatura da parte della Corte Costituzionale della legge regionale che avrebbe consentito a De Luca di ricandidarsi per un terzo mandato ha ridisegnato il quadro politico.
Il centrosinistra schiera Roberto Fico, ex deputato del M5S e Presidente della Camera dal 2018 al 2022, già candidato alla presidenza regionale nel 2010, quando ottenne l’1% dei voti. Il centrodestra, guidato da Edmondo Cirielli, attuale viceministro degli Esteri, si presenta unito e sta definendo liste che includono figure di primo piano.
In Veneto, la fine del terzo mandato del presidente Luca Zaia ha aperto il confronto per la successione. Il centrodestra, dopo complesse trattative, ha mantenuto la leadership del dossier in capo alla Lega, candidando Alberto Stefani, giovane deputato, segretario della Liga Veneta dal 2024, prima consigliere comunale di Borgoricco nel 2014 e poi sindaco nel 2019. Il centrosinistra, ha scelto Giovanni Manildo, esponente del Partito Democratico, avvocato ed ex sindaco di Treviso, per tentare di riconquistare la regione.