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Data center: i due modelli regionali di Lombardia e Puglia

Posted: 18 Dicembre 2025 alle 9:37   /   by   /   comments (0)

di Greta Zottoli

I data center sono ormai infrastrutture “di base” della vita quotidiana: abilitano servizi digitali essenziali e, sempre più, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Proprio perché strategici e altamente capital-intensive, pongono però questioni complesse su consumi energetici, uso dell’acqua, impatti e consumo di suolo.

In assenza di una disciplina nazionale unitaria, alcune Regioni stanno costruendo strumenti propri: la Lombardia con una proposta di legge e la Puglia con Linee guida operative. Sullo sfondo, due documenti nazionali: le Linee guida del MASE per le procedure di valutazione ambientale dei Data center (adottate con D.D. VA n. 257 del 2 agosto 2024) e la Strategia del MIMIT per attrarre investimenti nei data center.

In Lombardia il punto di partenza è stata la Delibera di Giunta (n. 2629/2024) recante linee guida per la realizzazione dei data center. Da qui, successivamente, la scelta di alzare l’asticella con un intervento normativo regionale che mira a governare l’insediamento dei data center garantendo certezza urbanistica e autorizzativa e che pone l’obiettivo di sostenere innovazione e investimenti, ma dentro un perimetro di sostenibilità ambientale ed energetica.

Il cuore della proposta, approvata dalla Giunta lo scorso 17 novembre (DGR n. 5312/2025), è un’impostazione “di governo”: non solo requisiti e priorità, ma soprattutto regole procedurali e un’organizzazione amministrativa dedicata. In particolare, la proposta prevede di accentrare in Regione la competenza sull’AIA per i data center, affiancandola a misure di supporto tecnico e a uno Sportello regionale per i centri dati, pensato per rendere più rapida e coordinata la filiera autorizzativa. A questo si aggiunge una task force tecnica multi-ente per predisporre indirizzi tecnico-amministrativi utili a uniformare e velocizzare i procedimenti AIA e AUA (art. 3).

Sul piano territoriale e ambientale, la proposta punta su leve molto chiare: priorità alle aree dismesse (logica brownfield) identificate come “prioritarie”, attenzione a recupero di calore, riduzione del consumo di acqua ed energia e disincentivo del consumo di suolo agricolo. Tuttavia, tali priorità come specificato nella relazione “non si traducono in alcun modo in previsioni localizzative escludenti” (art. 2).

La dimensione urbanistica viene ricondotta a criteri misurabili (art. 4): la PDL collega la qualificazione dell’intervento alla potenza richiesta di connessione, fissando una soglia di 5 MW oltre la quale il data center assume destinazione urbanistica produttiva. Inoltre, al superamento di 10 MW il centro dati è qualificato di interesse sovracomunale e si attivano quindi forme di co-pianificazione a livello provinciale/Città metropolitana, mentre oltre 50 MW è qualificato di interesse regionale e si avviano forme di co-pianificazione a livello regionale. In parallelo, la proposta introduce un maggior contributo di costruzione quando l’insediamento comporti consumo di suolo agricolo, destinando le maggiori entrate a misure compensative di riqualificazione urbana e territoriale.

Infine, la proposta istituisce una Cabina di Regia per monitorare e coordinare il “fenomeno data center” (art. 7) e introduce una clausola valutativa con relazione annuale, segnalando una volontà di policy non episodica ma continuativa (art. 9).

In Puglia l’approccio è diverso: più che una legge “di sistema”, si adotta un documento tecnico-operativo che ripercorre in modo strutturato iter autorizzativi e criteri di localizzazione.

Le Linee guida collegano l’iter soprattutto alla potenza complessiva dei gruppi elettrogeni di emergenza: al crescere di questo parametro possono rendersi necessarie le procedure di valutazione ambientale previste dal D.Lgs. 152/2006, fino alla VIA nei casi più rilevanti. Inoltre, quando ricorrono le condizioni di legge, può essere richiesta anche l’AIA. Il documento richiama poi la VIncA se il progetto può interferire con siti della Rete Natura 2000 e ricorda che l’eventuale VAS va verificata caso per caso, in particolare se l’intervento comporta varianti urbanistiche.

Ma è soprattutto sulla localizzazione che la Puglia costruisce il suo “vantaggio comparato”: la Regione valorizza la disponibilità di infrastrutture di rete e la forte produzione da fonti rinnovabili, sottolineando che un data center, per il suo ruolo e per il suo fabbisogno energetico, ha bisogno di un’alimentazione “stabile e affidabile” e quindi va preferibilmente collocato in prossimità di sottostazioni e nodi della rete ad alta tensione. In questa logica vengono favorite aree energeticamente “idle”, come zone industriali con surplus di produzione rinnovabile non assorbita localmente, e aree brownfield già infrastrutturate. La Puglia si propone così come territorio ideale per data center “green” alimentati da FER in una logica di autoconsumo, integrando accumuli e anche soluzioni CHP (cogenerazione), e affiancando a ciò la previsione di sistemi per il recupero del calore residuo destinabile a usi civili, sanitari o industriali, anche tramite reti di teleriscaldamento esistenti o da sviluppare.

Il documento entra poi nel merito dei vincoli (idrogeologici, paesaggistici-PPTR, urbanistici, sismici) e fornisce criteri pratici: sul fronte idrogeologico richiama la necessità di privilegiare aree a bassa o nulla pericolosità, evitando le classi più critiche e prevedendo, dove si opera in contesti già urbanizzati, misure di mitigazione coerenti con gli strumenti di piano; sul piano paesaggistico chiede di evitare le aree sottoposte a tutela integrale e di rispettare prescrizioni e coerenza con i contesti tutelati e con eventuali interferenze con siti Natura 2000. Accanto a ciò, raccomanda di tenere conto della pianificazione urbanistica e di orientarsi verso ambiti produttivi già vocati (ad esempio aree industriali), riducendo la necessità di varianti. Tra i criteri tecnici, insiste sulla riduzione dei prelievi idrici per il raffreddamento privilegiando tecnologie alternative e più efficienti (ricircolo, soluzioni ad aria o adiabatiche, free cooling e opzioni a maggiore efficienza), e sulla progettazione in chiave di resilienza e adattamento climatico, scegliendo siti meno esposti a eventi estremi. In chiusura, promuove con decisione il riuso di aree compromesse o dismesse e, quando possibile, la costruzione di sinergie con bonifiche e processi di rigenerazione territoriale.

Lombardia e Puglia mostrano come regole chiare possano aiutare a conciliare investimenti e tutela del territorio. In Lombardia, il presidente Fontana ha spiegato che l’intervento regionale può “anticipare” quello statale e che serve a colmare un vuoto normativo, dando “regole del gioco certe” a un settore in forte crescita.