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La parola fine sulla ricerca di idrocarburi entro le 12 miglia marine

Pubblicato: 9 Febbraio 2016 alle 12:01   /   by   /   commenti (0)

Il Ministero dello Sviluppo economico ha dato corso alle norme contenute nella Legge di Stabilità 2016, rigettando tutte le istanze di ricerca e produzione di idrocarburi ricadenti entro le dodici miglia dalla costa, tra cui quella di Ombrina mare della società Rockhopper al largo delle coste abruzzesi.

Sull’ultimo Bollettino ufficiale, pubblicato sul sito dell’Unmig (Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse), sono riportati gli estratti dei 27 provvedimenti di rigetto, parziale o totale, di istanze di permesso di prospezione, di permesso di ricerca e di concessione di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi ricadenti nelle aree precluse a nuove attività ai sensi del comma 239, articolo 1, della Legge di stabilità 2016. Nel dettaglio, le 9 istanze interamente ricadenti entro le 12 miglia sono state rigettate. Le 18 istanze parzialmente ricadenti entro le 12 miglia sono state rigettate per la parte interferente.

La decisione del Governo di fare marcia indietro sulla ricerca di idrocarburi off-shore, prende le mosse dalla mobilitazione di oltre 200 associazione e dalla decisione di dieci consigli regionali (Basilicata, Abruzzo, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise) di votare a favore di un referendum “No-triv” per la modifica dell’art.38 della legge “Sblocca Italia”. Il 27 novembre la Cassazione ha dato il via libera ai sei quesiti referendari proposti.

L’intento del Governo di frenare il referendum non è però andato pienamente a buon fine. La Cassazione ha in seguito fatto decadere cinque dei sei quesiti grazie alle modifiche alla Legge di Stabilità ma il sesto quesito sulla durata delle concessioni è stato fatto salvo e valido per la presentazione. Anche la Corte Costituzionale il 19 gennaio lo ha dichiarato ammissibile.

Il quesito ammesso riguarda la durata delle autorizzazioni per le esplorazioni e le trivellazioni dei giacimenti in mare già rilasciate, e ha a che fare con l’abrogazione dell’articolo 6 comma 17 del Codice dell’Ambiente nella parte in cui prevede che le estrazioni possano proseguire fino a quando il giacimento lo consente. Il comma prevede sostanzialmente che le estrazioni per cui sono già state rilasciate delle concessioni abbiano una scadenza ma che questa possa essere prorogata finchè c’è prodotto da estrarre. Il referendum vuole invece limitare la durata delle concessioni alla loro scadenza naturale, chiudere dunque definitivamente i pozzi off-shore produttivi ed evitare proroghe.

Una prospettiva preoccupante per il settore estrattivo italiano ma anche per le casse dello Stato, non solo in termini di mancati introiti fiscali. Non è difficile immaginare che le società petrolifere, nel caso di vittoria del sì al referendum, diano immediatamente mandato ai loro legali di tutelare i loro legittimi interessi economici che ammontano verosimilmente a svariate decine di milioni di euro.