Newsletter subscribe

Registrandoti accetti la nostra informativa sulla Privacy

Energia Elettrica, Rinnovabili, Sostenibilità

I dati del Rapporto ASviS 2026: frena la transizione, ma la sostenibilità conviene ancora

Posted: 21 Maggio 2026 alle 10:02   /   by   /   comments (0)

di Martina D’Amico

L’Italia fa ancora fatica a convergere con gli obiettivi prefissati dall’Agenda 2030. La conferma arriva dall’ultimo Rapporto di Primavera dell’ASviS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, pubblicato nel mese di maggio 2026, in cui si proietta la fotografia di un paese frenato da una cronica mancanza di politiche strutturali efficaci. Non è una grande novità, ma porta in luce un cortocircuito evidente: nel dibattito pubblico la transizione ecologica viene spesso legata ad un “lusso sacrificabile”, eppure i numeri del mercato reale mostrano l’esatto contrario. Chi investe in sostenibilità, oggi, fattura e assume di più.

Concentrando l’analisi sul comparto energetico, le proiezioni elaborate da Prometeia e ASviS mostrano che 22 dei 38 obiettivi quantitativi analizzati non saranno raggiunti entro il 2030. In particolare, per le fonti rinnovabili la quota attesa si ferma al 29,4%, lontana quindi dal target del 42,5% previsto dal piano europeo REPowerEU. Un ritardo che mette in discussione l’attuale Piano Nazionale Integrato Energia-Clima (PNIEC), giudicato ancora inadeguato per garantire una reale autonomia e un taglio ai costi dell’energia. Per colmare il divario non basterebbe puntare sulle rinnovabili, ma serve accelerare anche sull’elettrificazione degli usi finali e potenziare strutturalmente i sistemi di accumulo, necessari per stabilizzare i prezzi e ridurre la dipendenza dalle fonti fossili.

Di fronte ad un quadro istituzionale incerto, il mondo produttivo conferma invece che la sostenibilità è un driver di crescita concreto. Secondo i dati Istat, le imprese manifatturiere con un elevato profilo di sostenibilità registrano un differenziale di valore aggiunto superiore al 16% rispetto alle aziende meno attente. Il vantaggio è evidente soprattutto in settori chiave come l’alimentare, il tessile e il chimico-farmaceutico. Le rilevazioni dell’Istituto Tagliacarne rafforzano questo scenario: tra il 2017 e il 2024, le imprese “High-ESG” hanno incrementato i ricavi del 65%, a fronte del 55% registrato dalle imprese “Low-ESG“. Un distacco che si riflette anche sull’occupazione dipendente, cresciuta rispettivamente del 40% e del 28%.

Anche per quanto concerne il mondo della finanza, la quasi totalità delle imprese assicurative italiane (99,7%) ha integrato i criteri ESG nelle proprie politiche di investimento nel 2025. D’altronde, la direzione è sostenuta da una solida base sociale con il 90% degli studenti e delle famiglie e l’85% della business community che considera importante il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.
Per l’Italia, il biennio 2026-2027 si preannuncia come una finestra strategica da poter e dover cogliere. La presentazione della Voluntary National Review all’ONU e l’aggiornamento della Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile potrebbero essere l’occasione per trasformare definitivamente la transizione ecologica in un vero pilastro della competitività nazionale.

*Fonte foto: copertina Rapporto di Primavera 2026 – asvis.it