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Reportistica di sostenibilità e bilancio integrato

bilancio integrato sostenibilità
Pubblicato: 6 Aprile 2015 alle 7:12   /   by   /   commenti (0)

La situazione che si venuta a creare con la crisi economico finanziaria di questi ultimi anni ha modificato in maniera radicale la percezione delle imprese presso i propri portatori di interesse. Sfiducia, corruzione, perdita di credibilità hanno fatto sì che il mondo produttivo sia stato percepito spesso come inadeguato di affrontare in maniera efficace l’uscita dalla crisi.

Oggi è necessario quindi un cambio di paradigma che deve inevitabilmente basarsi sulla trasparenza e l’adozione di modelli etici di riferimento.

Trasparenza che si rende necessaria visto che la comunicazione è sempre più immediata e che le informazioni sono condivise da un numero sempre maggiore di persone. Dall’altro lato, come conseguenza si assiste a una società civile che si organizza, ed è in grado di affrontare tematiche fino ad oggi ad appannaggio solamente degli addetti ai lavori, contestando a volte anche duramente il lavoro e i progetti delle imprese.

Tra gli strumenti a disposizione per dialogare con gli stakeholder, la reportistica di sostenibilità è sicuramente uno dei migliori veicoli di trasparenza, illustrando le tre principali dimensioni della performance aziendale: economica, sociale ed ambientale.

Il report viene analizzato fin nei minimi dettagli da investitori, agenzie di rating, clienti e ONG, che ne vagliano i contenuti e analizzano le performances. E giudicano le imprese che li realizzano. Da qui l’importanza di adottare principi etici e di trasparenza in modo da evitare di incorrere in “inciampi” fastidiosi.

Inoltre, sempre più imprese, grandi e piccole, stanno trovando nel bilancio di sostenibilità un elemento per presentarsi in maniera innovativa sul mercato e per differenziarsi dai propri competitor.

Un ulteriore step nel percorso di trasparenza e di coinvolgimento degli stakeholder è rappresentato dal bilancio integrato. Uno strumento simile al bilancio di sostenibilità, ma al contempo molto differente per gli obiettivi che si pone. Il reporting in questo caso è un processo che permette di integrare la rendicontazione aziendale economico-finanziaria tradizionale con le performance ambientali, sociali e di governance attraverso un unico bilancio annuale, con l’obiettivo di comunicare il valore creato dall’organizzazione.

E la differenza sta proprio nella dimostrazione delle capacità dell’azienda di generare valore, che di fatto si traduce nell’analisi di un insieme di fattori: dalle performances – o capitali come vengono chiamati nel gergo del bilancio integrato – finanziarie, a quelle materiali e infrastrutturali, a quelle ambientali, fino a prendere inconsiderazioni le performances “intangibili”: organizzative, umane, relazionali e sociali. Tutte contribuiscono a creare valore per l’impresa.

Proprio nella definizione e nella rendicontazione dei “capitali” intangibili sta la grande differenza con il bilancio di sostenibilità. Ma anche la difficoltà di approccio. Infatti la rendicontazione degli intangibili oggi è ancora molto discussa a livello internazionale e da adito, secondo molte fonti, a interpretazioni diverse sulla loro misurabilità.

Che si voglia adottare uno o l’altro dei report poco importa. È invece indispensabile aprirsi a questi strumenti di rendicontazione. Sicuramente chi non ha mai prodotto niente fino ad ora dovrà implementare prima un sistema di rendicontazione e raccolta dei dati “mirando” al report di sostenibilità, mentre chi da anni ha interiorizzato gli elementi della sostenibilità potrà cimentarsi più facilmente nella realizzazione del report integrato.

Senza contare che ambedue, ma quest’ultimo in particolare, sono strumenti molto utili per il top management per avere un quadro complessivo della situazione e per aiutarlo a prendere delle decisioni strategiche sulla propria realtà.

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