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Il tramonto del sole: storia e declino del solare termodinamico in Italia

Pubblicato: 13 Novembre 2019 alle 10:57   /   by   /   commenti (0)

di Emilio Conti, Segretario generale ANEST

Lo scorso 7 novembre nella cornice di Key Energy, ANEST-Associazione Nazionale Energia Solare Termodinamica ha presentato “Il Tramonto del sole” (scarica cliccando qui), pubblicazione che ripercorre la storia del solare termodinamico (CSP –  Concentrating Solar Power) in Italia e che illustra i motivi che hanno portato al declino di questa tecnologia nel nostro Paese.

In un contesto nazionale che prevede l’abbandono del carbone entro il 2025 e il graduale passaggio da un’economia basata sul petrolio a una in cui le rinnovabili dovrebbero raggiungere dei livelli elevati già entro il 2030 – ricordiamo che il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima prevede una generazione elettrica che arrivi a coprire oltre il 55% dei consumi nazionali al 2030 – la storia di questi ultimi anni ci dice che una tecnologia rinnovabile tutta italiana, quella solare termodinamica a Sali fusi, purtroppo non potrà svilupparsi nel nostro Paese.

Nonostante gli oltre 300 milioni di euro investiti, di cui circa 120 milioni di euro da parte di ENEA (soldi pubblici), a causa dell’assenza di una normativa adeguata, dei tempi autorizzativi insostenibili e delle opposizioni territoriali pretestuose cavalcate, come quasi sempre avviene in queste circostanze, dalla politica locale, oggi in Italia non si è riusciti a costruire nessun impianto per la produzione di energia con questa tecnologia rinnovabile, efficiente e pulita. Un’energia che, a differenza di eolico e fotovoltaico che generano elettricità solo in presenza di vento o sole, permette di immagazzinare il calore del sole e produrre energia elettrica anche di notte o quando c’è richiesta dalla rete.

Per citare solo gli elementi più rilevanti riportati nella pubblicazione, segnaliamo che nel corso degli ultimi 7 anni sono stati emanati due Decreti per l’incentivazione delle fonti rinnovabili: quello del 2012, a cui non hanno potuto partecipare impianti CSP in quanto, per lungaggini  della fase autorizzativa, semplicemente non c’erano impianti autorizzati, e quello del 2016 a cui, nonostante i 108 MW autorizzati, nessun impianto è riuscito a partecipare alle aste, per i tempi troppo contingentati. Ricordiamo solamente che quest’ultimo Decreto, previsto per il triennio 2014-2016, è uscito a fine giugno del 2016, con solo quattro mesi a disposizione per partecipare alle aste. Troppo poco per impianti innovativi.

Dal 2016, nient’altro. Sono ormai più di tre anni che il settore è in attesa del Decreto FER2 sulle fonti rinnovabili innovative. Un altro aspetto del declino del CSP riguarda i tempi autorizzativi: a titolo esemplificativo l’impianto previsto a Gela ha avviato l’iter nel 2009 e l’autorizzazione è stata concessa nel 2016. Ben 7 anni a fronte di una normativa che dovrebbe prevedere al massimo 330 giorni per l’intero iter.

Quanto alle contestazioni locali agli impianti progettati, il documento pubblicato riporta ad alcuni episodi significativi ed emblematici.

In conclusione spiace constatare che una filiera produttiva italiana (fino a 30 aziende rappresentate da ANEST tre anni fa) non abbia prospettive, le società abbiano chiuso o siano state costrette a trasferire il loro know-how all’estero, mentre in molti Paesi si parla di solare termodinamico come una delle soluzioni significative per la transizione energetica. E spiace anche osservare come, per l’ennesima volta, non si sia riusciti a difendere una tecnologia innovativa nata e cresciuta in Italia, portando il nostro Paese verso un declino tecnologico che non può che inquietarci.

“Il Tramonto del sole” – Scarica la pubblicazione cliccando qui