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Net Zero Industry Act: le nuove regole europee sui non-price criteria premiano sostenibilità, innovazione e autonomia tecnologica

Posted: 29 Luglio 2025 alle 11:47   /   by   /   comments (0)

di Martina Molino

Il 23 maggio 2025 la Commissione Europea ha adottato un nuovo regolamento di esecuzione del Net Zero Industry Act, che specifica i criteri di prequalificazione e di aggiudicazione delle aste per la diffusione dell’energia da fonti rinnovabili.

Queste nuove regole, che danno attuazione all’articolo 26 del Regolamento UE 2024/1735 (Net Zero Industry Act), si inseriscono in una strategia più ampia dell’Unione per rafforzare la propria indipendenza energetica, sviluppare una solida industria delle tecnologie green e contribuire in modo deciso alla transizione climatica.

L’integrazione di criteri di resilienza e sostenibilità nelle procedure competitive nell’Unione era stato caldeggiato da Enrico Letta nel suo Report Much More Than a Marketdi aprile 2024. Il Rapporto raccomandava inoltre l’istituzione di una Clean Energy Delivery Agency, incaricata di gestire i programmi di finanziamento e gli incentivi per l’energia pulita, nonché la creazione di un Clean Energy Deployment Fund, un fondo dedicato a sostenere gli investimenti nelle tecnologie net-zero più avanzate, complementare all’attuale Innovation Fund.

Cosa prevede il regolamento

Il regolamento stabilisce una serie di criteri obbligatori e opzionali che gli Stati membri dovranno applicare nelle aste pubbliche per assegnare incentivi o contratti a chi realizza nuovi impianti rinnovabili (per almeno il 30% del volume messo all’asta ogni anno da ciascuno Stato membro oppure, in alternativa, per almeno 6 GW all’anno per Stato membro). Le aste dovrebbero includere criteri di pre-qualifica (ossia requisiti che tutti i progetti dei partecipanti devono soddisfare per poter prendere parte all’asta) relativi a:

  • condotta aziendale responsabile,
  • sicurezza informatica e dei dati,
  • capacità di realizzare il progetto completamente e nei tempi previsti

Dovrebbero inoltre essere inclusi criteri volti a misurare il contributo dell’asta in termini di sostenibilità e resilienza.

Inoltre, le aste dovrebbero contribuire ad almeno uno dei seguenti obiettivi:

  • sostenibilità ambientale oltre i requisiti minimi previsti dalla normativa applicabile;
  • innovazione, attraverso soluzioni completamente nuove o miglioramenti rispetto alle tecnologie più avanzate esistenti;
  • integrazione nel sistema energetico.

Inoltre, viene specificato che gli Stati membri non sono tuttavia obbligati ad applicare questi criteri di pre-qualifica o di aggiudicazione qualora ciò comporti costi sproporzionati. Secondo la NZIA, un incremento dei costi superiore al 15% per asta può essere considerato, da parte degli Stati membri, come sproporzionato.

Uno degli obiettivi principali della normativa è ridurre la dipendenza dell’Europa da singoli Paesi terzi, in particolare dalla Cina, per componenti strategici come moduli fotovoltaici, turbine eoliche o elettrolizzatori.
In pratica, gli Stati membri potranno escludere dai bandi – o penalizzare – i progetti che utilizzano componenti troppo dipendenti da un unico fornitore estero, favorendo invece la filiera produttiva europea o comunque diversificata.

Le nuove regole incoraggiano anche una valutazione più ampia dei progetti, che tenga conto di diversi aspetti ambientali:

  • Impronta di carbonio: i progetti potranno essere valutati anche in base alla loro emissione di CO₂ lungo tutto il ciclo di vita, dalla produzione al fine vita.
  • Economia circolare: verrà premiata la facilità di riciclo, riparazione e il contenuto di materiali riciclati.
  • Biodiversità: i progetti dovranno evitare impatti negativi sugli ecosistemi e, in alcuni casi, contribuire attivamente alla tutela della natura.
  • Efficienza energetica e idrica: più efficienza significa meno sprechi, anche in termini di consumo di acqua.
  • Innovazione: spazio a tecnologie nuove e sperimentali, soprattutto se migliorano le prestazioni ambientali o riducono la dipendenza da risorse critiche.
  • Integrazione nella rete: i progetti che riescono a integrarsi meglio nel sistema elettrico (es. accumulo, risposta alla domanda, uso flessibile) riceveranno un punteggio più alto.

Quali effetti avrà questa normativa per i produttori di energia rinnovabile in Italia?

L’introduzione dei nuovi criteri europei per le aste FER rappresenta una svolta significativa per il mercato italiano delle energie rinnovabili. Se da un lato la riforma punta a valorizzare la qualità dei progetti e a stimolare una filiera più sostenibile e indipendente, dall’altro pone ai partecipanti nuove sfide, anche operative e burocratiche.

In concreto, i produttori che vorranno accedere agli incentivi pubblici dovranno affrontare una partecipazione più articolata, dove non basterà più solo proporre un prezzo competitivo. Oltre al valore economico dell’offerta, verranno valutati aspetti legati alla sostenibilità ambientale, alla responsabilità sociale, alla sicurezza informatica, e alla provenienza dei componenti tecnologici.

Per esempio, chi utilizza componenti fotovoltaici importati dalla Cina — oggi largamente diffusi in Italia per via dei costi inferiori — potrebbe incorrere in penalizzazioni o addirittura nell’esclusione da alcune aste, qualora venga superata una certa soglia di dipendenza da un singolo Paese terzo.

Non mancano poi gli aspetti legati alla sostenibilità vera e propria: saranno premiati i progetti che riducono l’impatto ambientale lungo tutto il ciclo di vita, che impiegano materiali riciclati o facilmente riciclabili, e che contribuiscono attivamente alla tutela della biodiversità. In altre parole, il progetto ideale non dovrà solo produrre energia pulita, ma farlo in modo coerente con i principi dell’economia circolare e della tutela degli ecosistemi.

Tutto questo si traduce in un aumento degli oneri documentali: serviranno certificazioni, piani dettagliati, cronoprogrammi, bilanci ambientali e dichiarazioni formali. Saranno previsti anche meccanismi di penalità per chi non rispetta gli impegni assunti in fase di gara. Una maggiore serietà e trasparenza, quindi, ma anche un carico amministrativo non indifferente.

Per i produttori italiani più strutturati, questa può rappresentare un’opportunità: sarà premiata la capacità di progettare impianti solidi, sostenibili e integrati nel territorio. La competizione si sposterà sempre più sulla qualità complessiva del progetto e sulla coerenza con gli obiettivi ambientali e industriali europei. Le imprese più innovative e trasparenti potranno distinguersi e consolidare la propria posizione sul mercato. Al contrario, chi partecipa in modo speculativo o con proposte deboli rischia di restare escluso.