Dalle Istituzioni, Governo, In Primo Piano, Post in evidenza, Unione Europea
Energia e Patto di stabilità: Bruxelles apre alla flessibilità, ma il dibattito europeo resta acceso
di Redazione
Bruxelles apre alla flessibilità per la sicurezza energetica
A inizio giugno è arrivata la notizia che la Commissione europea consentirà agli Stati membri una limitata flessibilità fiscale per gli investimenti energetici. La notizia arriva a seguito del lavoro nei mesi scorsi che si è formalizzato poi nella richiesta del Governo italiano.
La richiesta è stata accolta e Bruxelles ha infatti stabilito che i Paesi che attiveranno la National Escape Clause per le spese legate alla sicurezza potranno estenderne l’applicazione anche a interventi finalizzati al rafforzamento della sicurezza energetica e alla riduzione della dipendenza dai combustibili fossili importati. La misura consentirà di escludere dal calcolo del deficit spese fino allo 0,3% del PIL annuo nel periodo 2026-2028, con un limite cumulativo dello 0,6% del PIL nel triennio. Per l’Italia ciò potrebbe tradursi in uno spazio fiscale aggiuntivo stimato in circa 14 miliardi di euro.
Le resistenze di Eurogruppo e organismi fiscali
Tuttavia, la proposta è stata accolta in modo tutt’altro che pacifico da tutti i paesi membri. Durante la riunione dell’Eurogruppo dell’11 giugno sono emerse significative resistenze da parte di diversi Stati membri, in particolare Germania, Francia e Paesi Bassi. Le principali preoccupazioni riguardano il rischio che l’allargamento della clausola di salvaguardia possa indebolire la disciplina fiscale europea in una fase già caratterizzata da elevati livelli di debito pubblico, rialzo dei tassi di interesse e persistenti pressioni inflazionistiche.
Anche l’European Fiscal Board, organismo indipendente che assiste la Commissione nelle valutazioni di politica fiscale, ha espresso una posizione critica. Secondo il Board, lo shock energetico richiederebbe principalmente interventi strutturali e investimenti di lungo periodo, piuttosto che ulteriori margini di spesa pubblica. L’organismo teme inoltre che la nuova flessibilità possa riproporre alcune dinamiche osservate durante la crisi energetica del 2022-2023, quando numerosi Stati membri mantennero a lungo misure generalizzate di sostegno anche dopo la normalizzazione dei prezzi energetici.
Dietro il confronto fiscale si intravede però una questione più ampia e strategica: quale debba essere il ruolo della politica pubblica nell’accelerare la transizione energetica europea.
La posizione italiana e le prossime mosse del Governo
Per alcuni governi, tra cui quello italiano e quello spagnolo, la realizzazione degli obiettivi di sicurezza energetica richiede investimenti pubblici e privati di dimensioni tali da giustificare una temporanea maggiore flessibilità dei conti pubblici.
Nel suo discorso al Parlamento in vista del prossimo Consiglio europeo del 18 e 19 giugno 2026, la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha commentato con soddisfazione e ottimismo l’ottenimento di tale flessibilità da parte dell’Unione Europea, definendolo “un risultato molto importante, che in parecchi consideravano impossibile, ma che abbiamo centrato dimostrando la capacità dell’Italia di far valere in Europa i propri interessi” e ha annunciato l’intenzione di definire nelle prossime settimane, in raccordo con la Commissione, un pacchetto di misure che possa beneficiare del nuovo spazio fiscale. “Nelle prossime settimane provvederemo a definire, in stretto raccordo con la Commissione europea, un paniere di misure finanziabili grazie alla flessibilità che abbiamo ottenuto”. Energia e sicurezza rappresentano due dimensioni strettamente interconnesse e gli investimenti necessari per ridurre la dipendenza energetica europea devono essere considerati prioritari tanto quanto quelli destinati alla difesa.
Il percorso di definizione delle misure che rientreranno nel meccanismo è solo all’inizio, ma sarà interessante seguirne gli sviluppi nei prossimi mesi.