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Correttivo TU FER e Aree Idonee: un confronto puntuale con MASE e Regioni durante il primo seminario REgions2030

Posted: 9 Dicembre 2025 alle 12:43   /   by   /   comments (0)

di Redazione

Il primo seminario della nuova edizione di R.E.gions2030, dal titolo Correttivo TU FER: i nuovi impatti sul permitting e il mercato delle rinnovabili si è svolto lo scorso giovedì 4 dicembre, dando avvio ufficialmente ai lavori della quinta edizione. Il tema centrale, che ha coinvolto in rappresentanza del MASE Giovanni Di Scipio, Capo Ufficio Legislativo, e i dirigenti Energia di sei regioni, è quello del Correttivo TU FER, approvato il 26 novembre, la cui entrata in vigore è prevista per il prossimo 11 dicembre.

L’Osservatorio REgions2030, promosso da Public Affairs Advisors ed Elemens con la media partnership di Quotidiano Energia, ha riunito gli attori istituzionali attivi sul dossier per fare il punto sulle novità normative che stanno ridefinendo il settore.

In un momento di profonda trasformazione del quadro regolatorio, il seminario ha favorito quindi un’occasione di dialogo aperto tra il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e i vertici degli uffici tecnici regionali con competenza energetica su un provvedimento destinato a guidare lo sviluppo delle rinnovabili in Italia.

Il Correttivo: un testo ambizioso

Il Correttivo al Testo Unico FER nasce da un lavoro avviato due anni fa con l’obiettivo di semplificare il permitting e offrire agli operatori un punto di riferimento unico per le procedure autorizzative degli impianti di produzione di energia rinnovabile. Tra i punti di forza sono emersi le aree di accelerazione, il potenziamento dello sportello unico digitale e i nuovi meccanismi di risoluzione alternativa delle controversie, sviluppati anche con il supporto del Consiglio di Stato per ridurre il contenzioso e facilitare la gestione extragiudiziale delle vertenze.

La volontà del governo di garantire una maggiore stabilità normativa e una regolazione di settore strutturata a lungo termine ha prevalso sulla mancata intesa delle Regioni in conferenza unificata, imprimendo un maggiore impulso a un provvedimento strategico che permetterà di garantire una maggiore stabilità normativa. Tuttavia, luci e ombre del Correttivo sono emerse chiaramente dal dibattito. Se da un lato il testo introduce maggiore chiarezza sui regimi autorizzativi e rafforza il principio di interesse pubblico prevalente, dall’altro il peso aggiuntivo sulle Regioni rischia di rallentare i procedimenti, mentre la necessità del permesso di costruire anche per la PAS potrebbe dare ai Comuni un ulteriore strumento per opporsi agli impianti.

Il nodo delle aree idonee

Un altro tema affrontato nel corso del seminario è stata la nuova norma per l’individuazione delle Aree Idonee, attualmente in esame al Senato.  L’eliminazione del comma c-quater e di gran parte del comma c-ter dell’articolo 20 del D.Lgs. 199/21 – in particolare per quanto riguarda le aree adiacenti agli stabilimenti industriali – ha suscitato una certa preoccupazione. Il rischio, emerso dal confronto, è che riducendo drasticamente le aree idonee, la maggior parte del territorio nazionale si trasformi in area ordinaria, con conseguenze pesanti sulle procedure di permitting.

Per gli impianti di taglia medio-piccola, questo significherebbe una forte compressione dell’uso della PAS, strumento che finora ha funzionato bene. Per quelli di taglia grande, invece, la necessità di concerto tra Commissione VIA e MIC – che nell’80% dei casi ha espresso parere negativo – porterebbe a un inevitabile passaggio al Consiglio dei Ministri, allungando i tempi di almeno un anno. Altro tema quello di un regime transitorio, che al momento non è individuato dalla nuova norma aree idonee.

Dal confronto è emersa la necessità di trovare un contemperamento tra l’esigenza di dare certezze agli operatori del settore e quella di tutelare i valori ambientalistici e paesaggistici delle regioni, preservando la possibilità di identificare aree più sensibili.

Verso un compromesso possibile

Nelle conclusioni si è delineata chiaramente l’esigenza di trovare un punto di equilibrio. Sono stati ribaditi, da un lato, la necessità di garantire un peso maggiore al coordinamento energia nella Conferenza Stato-Regioni e, dall’altro, l’insoddisfazione per l’eliminazione del già citato comma c-quater, “annacquato” in passato anche dalle stesse leggi regionali. La conversione del Decreto-legge contenente la norma aree idonee sarà cruciale: se ci sarà consenso per reintrodurre il comma c-quater e definire un transitorio adeguato, si farà il possibile per garantirne l’applicazione.

Per quanto riguarda il Correttivo, si è auspicato il raggiungimento di una stabilità normativa tale da permettere una valutazione strutturale delle nuove misure introdotte.

Ora bisognerà vedere quali saranno le azioni concrete di Regioni ed enti locali, in ottica di dare stabilità al settore senza sacrificare né gli obiettivi di decarbonizzazione né le specificità territoriali.