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Senato, come cambia con il nuovo regolamento

Pubblicato: 23 marzo 2018 alle 11:15   /   by   /   commenti (0)

Il 20 dicembre scorso il Senato ha approvato il nuovo Regolamento interno di Palazzo Madama che entrerà in vigore a partire dalla legislatura appena avviata. In linea generale, la Giunta del Regolamento del Senato ha ritenuto opportuno intervenire su tre aspetti chiave del processo decisionale, vale a dire: la composizione dei Gruppi parlamentari, l’attività delle Commissioni permanenti, l’organizzazione dei lavori e le modalità di voto. Una “mini-rivoluzione”, come è stata definita dagli organi di stampa, che in effetti introduce significative novità nell’ambito dell’attività parlamentare.

 

Norme più stringenti sui Gruppi parlamentari 

Il nuovo Regolamento introduce il principio per cui i Gruppi che andranno a occupare gli scranni di Palazzo Madama devono riprodurre una sostanziale aderenza ai partiti politici che si sono presentati davanti agli elettori. Il meccanismo è chiaramente un disincentivo ai cosiddetti “cambi di casacca”, come si evince dalla rilevante novità per cui i senatori potranno trasferirsi solo all’interno di gruppi già esistenti, vale a dire che non potranno più essere costituiti gruppi ex novo. L’articolo 15 rende comunque possibile la creazione di nuovi gruppi soltanto a partire dalla fusione di quelli già esistenti, fermo restando il numero minino dei componenti fissato a dieci senatori. Inoltre, nel caso di Vice Presidenti e Segretari del Consiglio di Presidenza, come pure dei membri dell’Ufficio di presidenza delle Commissioni permanenti, il trasferimento in un gruppo diverso da quello iniziale comporterà la decadenza dall’incarico. Infine, per i senatori a vita si prevede che potranno eventualmente scegliere di non entrare a far parte di alcun gruppo.

 

Più poteri alle Commissioni parlamentari

A partire da questa legislatura l’assegnazione dei disegni di legge avverrà di norma in sede deliberante o redigente, cioè senza la discussione e – nel caso della deliberante – anche senza la votazione in Aula. Invece, l’esame in sede referente continuerà ad essere adottato per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale, per quelli di delegazione legislativa, di conversione di decreti-legge, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, nonché per la legge di bilancio e i collegati alla manovra. È evidente che con queste modifiche si intende riservare un peso maggiore all’attività delle Commissioni del Senato eliminando buona parte del lavoro in Aula, al fine di velocizzare l’iter di approvazione. Tuttavia, occorre considerare che una simile innovazione crea una netta diversità con le procedure legislative della Camera, dove la sede referente rimane la modalità d’esame privilegiata.

 

Procedure di voto come alla Camera e tempi più brevi

Il nuovo Regolamento di Palazzo Madama stabilisce che l’astensione non vale più come voto contrario, esattamente come già previsto alla Camera dei deputati. Verso un’armonizzazione con Montecitorio muove anche l’estensione del voto segreto alle materie che interessano i rapporti civili ed etico-sociali (si pensi a provvedimenti come lo Ius soli o quello sull’eutanasia). Per quanto riguarda poi l’organizzazione e lo svolgimento dei lavori, si specifica che due settimane al mese saranno destinate ai soli lavori delle Commissioni. Inoltre, viene riservata ad un solo senatore per gruppo la possibilità di intervenire nella fase della discussione sugli emendamenti, e così anche in merito a proposte di modifica del calendario, questioni incidentali, proposte di rinvio in Commissione, proposte di non passaggio all’esame degli articoli, richieste di votazione per parti separate.

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