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Maggior tutela nell’elettricità addio? Al via l’esame del DDL Concorrenza

DDL concorrenza 2015
Pubblicato: 7 maggio 2015 alle 12:33   /   by   /   commenti (1)

Chiusa la partita sulla legge elettorale, la Camera, dove è stato incardinato, si appresta a discutere il disegno di legge annuale sulla concorrenza, approvato in Consiglio dei Ministri il 20 febbraio 2015.

Un “buon compromesso” per alcuni, “disegno poco ambizioso” per altri, a seconda dei punti di vista, il DDL recepisce alcune delle osservazioni emerse nel rapporto annuale dell’Antitrust in materia di mercati e servizi e disciplina molti di quei settori nei quali, a torto o a ragione, la liberalizzazione (farmacie, assicurazioni, avvocati, etc.) è lontana dal dirsi compiuta.

Il Capo IV del DDL Concorrenza introduce norme nei mercati retail dell’energia elettrica e del gas (e del mercato della distribuzione dei carburanti per autotrazione). All’articolo 19 è prevista la graduale eliminazione della “tutela” (prezzi fissati dall’Autorità per l’Energia per i consumatori che non hanno scelto un fornitore sul libero mercato) a decorrere dal 2018 nel mercato domestico del gas naturale. All’articolo 20, riguardante la vendita di energia elettrica, si introduce la graduale restrizione dell’attuale perimetro di “maggior tutela” sempre a patire dal 2018.

LA “MAGGIORE TUTELA” – COSA E COME

Mentre per il mercato del gas la liberalizzazione può dirsi in stadio avanzato (è costituita solo dalle condizioni economiche definite dall’Autorità che tutti i venditori hanno l’obbligo di offrire a coloro che non hanno scelto il mercato libero), lo stesso non può dirsi in riferimento alla vendita di energia elettrica, dove esiste appunto il servizio di “maggior tutela”. In base a questo strumento l’Acquirente Unico Spa – parte del Gruppo GSE Spa – acquista dai produttori all’ingrosso energia elettrica vendendola a famiglie e piccole e medie imprese (connesse in bassa tensione, con meno di 50 dipendenti e un fatturato annuo non superiore a 10 milioni di euro) che non abbiano scelto un fornitore sul mercato libero, a prezzi “regolamentati”. L’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico aggiorna trimestralmente tali tariffe.

LE POSIZIONI IN CAMPO

Perché allora il governo vorrebbe togliere questa “tutela” a famiglie e PMI, considerando soprattutto che sono quasi 29 milioni i punti serviti dal mercato elettrico e solo il 25% di questi ha optato per il mercato libero? La risposta sta nella volontà di finalizzare un processo di piena liberalizzazione avviato quasi vent’anni fa e che allineerebbero l’Italia ai Paesi europei che garantiscono il maggior tasso di concorrenza nel settore, facendo a quel punto giocare ad armi pari i trader che potranno sfidarsi sui prezzi, come è il caso oggi dei servizi nella telefonia.

AIGET (Associazione Italiana Grossisti e Trader dell’Energia) ha accolto molto positivamente la direzione impressa dal governo. Oggi, ritiene l’associazione guidata da Michele Governatori, il servizio di maggior tutela e le politiche di approvvigionamento all’ingrosso di Acquirente Unico costituiscono un ostacolo allo sviluppo della concorrenza nell’attività di vendita. Questo soprattutto perché la strategia di approvvigionamento di Acquirente Unico non è replicabile dagli operatori che operano sul mercato e questi ultimi trovano di conseguenza difficile formulare offerte con strutture di prezzo che i consumatori possano facilmente confrontare con quelle del servizio di maggior tutela, scarsamente ancorate al mercato.

L’Autorità, dal canto suo, evoca cautela nell’eliminazione la maggiore tutela “tout court”, che effettivamente garantisce prezzi più bassi, come si legge nel comunicato stampa sul Monitoraggio dei mercati retail dell’Autorità per l’energia per gli anni 2012 2013, pubblicato proprio pochi giorni prima l’approvazione del DDL: “Emerge poi che i clienti domestici sul mercato libero pagano prezzi maggiori rispetto alla tutela: nel 2013 i prezzi medi nel libero (riferiti ai soli costi di approvvigionamento, vendita e commercializzazione) infatti risultano superiori del +15-20% rispetto a quelli della tutela.” Si tratta, aggiunge l’Autorità, anche di un problema anche di scarsa propensione allo switching (il cambio operatori) da parte dei clienti, che trovano faticoso destreggiarsi tra le numerose – e spesso complicate – offerte sul mercato libero.

Timori di un aumento generalizzato in bolletta per le famiglie condiviso anche dalle associazioni dei consumatori che, a toni più o meno accesi, chiedono che prima di parlare di eliminazione del perimetro della tutela, sia compiuta una riforma delle tariffe di rete, implicante l’abolizione della struttura tariffaria a scaglioni e di concerto avvenga una riforma dello stesso tenore relativamente del regime di tassazione. Inoltre, dicono, bisogna rafforzare i poteri dell’Autorità per l’Energia al fine di prevenire e impedire la formazione di comportamenti oligopolistici e in generale lesivi della concorrenza. E un segnale agli operatori: meccanismi di switching semplici e agili da gestire.

 

Nel delicato equilibrio tra “liberalizzazione” e “regolamentazione”, la parola tocca ora al Parlamento.

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