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L’intervista – Luca Schieppati, TAP: “Avanti con i lavori, saremo pienamente operativi nel 2020”

Pubblicato: 26 febbraio 2018 alle 11:25   /   by   /   commenti (0)

Abbiamo fatto con Luca Schieppati, managing director di TAP AG, il punto della situazione sul gasdotto che trasporterà gas naturale dall’Azerbaijan in Italia approdando in Puglia.

 

Ing. Schieppati, si avvicina la data fatidica del 2020, in cui il gasdotto TAP dovrebbe essere pienamente operativo trasportando il gas dall’Azerbaigian al cuore dell’Europa. A che punto siamo, oggi, con la realizzazione complessiva dell’infrastruttura?

Siamo a buon punto: TAP è già realizzato per due terzi considerando ingegneria, materiali e lavori. Tra Grecia e Albania più del 90% del tracciato, 700 km circa su 765, è stato già interessato dall’apertura della pista di lavoro, il 67% dei tubi sono già stati saldati e posati nella trincea di scavo e quasi 400 km, più della metà del totale sono stati pienamente ripristinati nel loro precedente stato di terreni agricoli. E’ in corso la costruzione delle 2 stazioni di compressione (tra il confine greco-turco a Kipoi e lungo la costa adriatica albanese a Fier) ed è da poco partita la realizzazione del microtunnel che ci consentirà di attraversare una zona montagnosa particolarmente impervia in Albania. E tutta questa mole di attività, più di 23 milioni di ore di lavoro e circa 65 milioni di km percorsi dai mezzi impegnati nei lavori, non ha visto alcun incidente rilevante, un risultato in termini di sicurezza di cui siamo particolarmente orgogliosi.

 

Ci può descrivere brevemente lo stato di avanzamento dei lavori per il tratto italiano e i tempi previsti delle diverse fasi?

In questo momento in Puglia, a Melendugno, si lavora alla costruzione del microtunnel che consentirà l’approdo del gasdotto senza alcun impatto sulla costa e sulle relative attività turistiche, che sarà appunto sottopassata a circa 15 metri di profondità da un semplice manufatto di circa 1600 metri, per circa metà sotto il fondo marino. I lavori sono sostanzialmente in linea con il programma e lo scavo vero e proprio del tunnel dovrebbe concludersi entro l’estate. Nelle prossime settimane incomincerà la costruzione del terminale di ricezione a circa otto km dal mare, più avanti la preparazione del terreno, lo sfilamento dei tubi e l’installazione del gasdotto a terra. Da ultimo la posa dei 105 km di gasdotto sottomarino tra l’Italia e l’Albania, per la quale entrerà in azione la nave posatubi Castoro 6 di Saipem. Tutte queste fasi di lavoro sono precedute dall’autorizzazione dalle verifiche di ottemperanza ante operam alle prescrizioni del Decreto di Compatibilità ambientale e svolte nel rispetto delle verifiche di ottemperanza in corso d’opera, in relazione alle quali i nostri progettisti e tecnici lavorano sotto la stretta ed esperta vigilanza degli organi di controllo locali indicati nelle stesse ottemperanze dal Ministero dell’Ambiente.

 

Conosciamo i problemi di accettabilità che state affrontando in Puglia e che oggi paiono soprattutto di natura politica. Quanto è credibile il dibattito su un possibile ripensamento del progetto e dell’approdo?

Allo stato attuale di avanzamento del progetto, degli impegni contrattuali con gli shipper e degli impegni presi dall’Italia per la realizzazione della sezione europea del Corridoio Meridionale (che permetterà il trasporto in Europa del gas del mar Caspio), non è ipotizzabile né realistico alcun ripensamento o spostamento dell’approdo. Il primo gas deve essere consegnato a inizio 2020 e così sarà. Voglio però ancora una volta sottolineare che la selezione dell’approdo non è il frutto né di un capriccio né di un errore di fattibilità ingegneristica: San Foca è, sotto il profilo ambientale, il migliore e unico approdo possibile lungo la costa pugliese tra Brindisi e Otranto: la Commissione tecnica nazionale per le procedure di Valutazione ambientale ha confermato la validità dei nostri studi che hanno messo a confronto nel dettaglio ben undici soluzioni diverse.

 

A suo giudizio come mai un’infrastruttura tutto sommato non complessa e – a detta degli esperti – poco impattante per l’ambiente è diventata nel corso degli anni ragione di uno scontro così forte?

E’ chiaro che su questa infrastruttura che arricchisce in tutti i sensi il nostro Paese (perché migliora la sua sicurezza energetica, perché gli assicura un ruolo centrale nel crescente mercato unico europeo del gas, perché ne riafferma il ruolo decisivo nei Balcani) si è innestata una polemica che coinvolge molti stakeholder politici, movimenti, istituzioni e parti sociali che purtroppo poco ha a che fare con rigorose e sostenibili scelte tecniche. Dall’ingresso del nuovo management nell’azienda, TAP ha intrapreso una serie di iniziative di comunicazione per riportare il dibattito sulla sostanza e razionalità delle scelte per la tutela del territorio e dell’ambiente e per la sostenibile convivenza di una infrastruttura con indubbi vantaggi per il nostro paese e per lo sviluppo della Puglia. Viviamo d’altronde in tempi nei quali la razionalità delle decisioni, la scientificità dell’approccio ai problemi, è messa in discussione in ogni campo; ed è così che si formano movimenti di opinione che prescindono del tutto da una razionalità di analisi e di proposte. E in un dibattito pubblico dominato dai social media, anche piccole minoranze sufficientemente rumorose sono in grado di alzare il livello dello scontro.

 

TAP sta lavorando su un tracciato che abbraccia diversi Stati. Come descriverebbe il vostro rapporto con le istituzioni degli altri Paesi interessati dal progetto?

Complessivamente il rapporto è molto buono, sia in Grecia che in Albania. Entrambi i governi credono molto nell’importanza di TAP e non fanno mancare il loro supporto anche nella soluzione dei problemi che in corso d’opera si pongono. In realtà vale assolutamente lo stesso anche da parte del governo italiano, che anzi in modo ancora più autorevole e univoco sta supportando lo sviluppo del progetto. Il disallineamento e la difficoltà di sereno e razionale dialogo con le istituzioni locali tuttavia riesce spesso a frenare l’effettività di questo supporto. Ma devo dire che quando si affrontano problematiche tecniche ed amministrative, in linea di massima i rapporti sono buoni anche con gli enti territoriali, con poche eccezioni.

 

Tornando in Italia, il cantiere di Melendugno è in attività, anche se spesso bersaglio di manifestazioni di oppositori. A suo parere sarebbe necessaria qualche misura particolare per garantire la piena sicurezza dei lavoratori?

Noi lavoriamo in stretto contatto e conformandoci alle indicazioni che ci vengono dai gestori dell’ordine pubblico sul territorio, in primo luogo il Prefetto e il Questore di Lecce, che ringrazio anche in questa sede per il modo esperto ed equilibrato con cui stanno gestendo una situazione sul terreno a volte complicata, in stretto coordinamento con le funzioni centrali della Polizia e del Ministero dell’interno. In fondo, come ha detto lei, il cantiere di Melendugno è in piena attività, e anche se le misure di cautela cui dobbiamo sottostare sono onerose, esse hanno garantito fin qui la prosecuzione delle opere e la sicurezza dei lavoratori e, in fondo, anche quella di chi protesta. Sono certo che le istituzioni continueranno a mettere in campo tutte le misure necessarie perché si proceda nella stessa direzione. Confido peraltro che l’assoluta minoranza di pochi che mettono in atto azioni violente continui ad essere isolata; queste persone nulla hanno a che fare con le posizioni di opposizione al progetto espresse democraticamente da una parte della popolazione locale, che noi rispettiamo e con cui continuiamo a cercare il dialogo.

 

TAP ha messo in campo numerose iniziative sociali per cercare di vincere quella che appare una ostilità diffusa nella popolazione locale. Sono davvero utili i vostri “investimenti sociali”?

Quello che TAP fa a sostegno del territorio non risponde a una logica di acquisizione del consenso. Facciamo cose simili in Grecia e Albania, dove il consenso intorno all’opera è vasto; le facciamo anche in Puglia perché riteniamo che rientri tra gli obiettivi di responsabilità sociale e ambientale di una grande azienda partecipare e contribuire allo sviluppo del territorio in cui si insedia e rimane nel tempo. Noi abbiamo scelto di sostenere i progetti delle associazioni no-profit dell’area, rafforzando la loro capacità di rispondere alle emergenze ambientali, di fornire assistenza alle fasce deboli della popolazione, di tutelare e promuovere la fruizione dei beni culturali locali; abbiamo lanciato programmi di formazione che aumentino il capitale umano disponibile nei settori del turismo e della ristorazione per rafforzare una vocazione territoriale che nasce dalla indiscutibile bellezza dei luoghi; collaboriamo con l’università e i ricercatori per una migliore tutela dell’ambiente e ci auguriamo di dare una mano a combattere quella autentica catastrofe ecologica che è l’epidemia di Xylella fastidiosa che sta decimando gli uliveti salentini. E non misureremo l’utilità di queste azioni nella variazione degli indici di accettazione del progetto rilevati dai sondaggi, ma dal miglioramento della qualità della vita nel territorio del quale siamo e saremo parte per almeno mezzo secolo.

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