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Le parole della Sen – Sui 5 milioni di “veicoli” elettrici al 2030

Pubblicato: 6 dicembre 2017 alle 11:00   /   by   /   commenti (0)

Di Antonio Sileo
Questo articolo è stato pubblicato su Staffetta Quotidiana – Staffettaonline.com

Il varo di una Strategia energetica nazionale (Sen) rischia di diventare una nuova prassi italica. Anche questa volta infatti il documento arriva a fine legislatura, nel 2013 addirittura ad elezioni già celebrate. Anche questa volta proficua è stata la collaborazione dei ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente, o meglio ancor più proficua visto che, se si volessero contare le pagine, si è passati da 139 a ben 308. Un lavoro ponderoso sulla cui valenza giuridica e operativa torneremo quando leggeremo in Gazzetta il decreto interministeriale firmato il 10 novembre.

Un lavoro che, però, non pare portare fortuna politica ai ministri proponenti, nonostante il grande lavoro di sintesi di istanze numerose e contrapposte che la Sen, inevitabilmente, implica.

Non l’ha portata a Corrado Passera e Corrado Clini, tecnici irretiti dalla politica, e neanche a un politico puro come Claudio Scajola, che, come ricorderanno quelli con più memoria, della Strategia energetica fu l’inventore nell’ormai lontano 2008.

Nella Sen 2017 hanno trovato spazio anche i trasporti, cosa non riuscita a Passera nonostante ricoprisse anche quel dicastero. E di mobilità molto si è parlato in conferenza stampa, tanto che nel non ampio spazio che la Sen ha avuto sui giornali più di qualche riga l’hanno trovata i quasi cinque milioni di auto elettriche previste al 2030, citati da Galletti. Calenda, invece, è ritornato sulla possibilità di attingere alla bolletta elettrica (la stessa che abbiamo paura che aumenti in concomitanza con le elezioni) per svecchiare il parco circolante. A questo punto con la bolletta – perché no? – si potrebbe anche tentare di risolvere il problema del randagismo che nonostante le nuove norme e l’impegno di associazioni e volontari resta molto grave.

Ad ogni modo, nel documento Sen si parla di un importante contributo anche da parte dei veicoli elettrici e ibridi plug-in, qualificati come quella che potrebbe essere la migliore soluzione per la mobilità urbana privata. Per i quali ci aspetterebbe una particolare efficacia degli investimenti tra 5-7 anni, che porterebbe, appunto, ad una diffusione complessiva di quasi 5 milioni di veicoli al 2030. Si tratta di una cifra davvero considerevole, anche considerato che parrebbe essere riferita alle sole automobili e non più in generale agli autoveicoli. Nel corso del 2016, in tutto il mondo, le auto elettriche e ibride plug-in hanno superato i due milioni di unità, come riporta anche il Global EV Outlook 2017 dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA). Numeri che possono colpire in termini assoluti, ma che rappresentano appena lo 0,2% del parco auto circolante mondiale, e che, va sottolineato, sono stati raggiunti grazie al contributo in particolare della Cina, un Paese che è ancora nella fase iniziale della motorizzazione con un mercato in continua crescita per nulla paragonabile con altri mercati, quale quello italiano, caratterizzati da decenni da una dinamica di sola sostituzione.

Passare da meno di 8 mila a quasi cinque milioni di automobili in 13 anni pare un obiettivo scollegato da elementi di ragionevolezza e inconciliabile con altre previsioni recenti e riconducibili al Governo stesso, come quelle prodotte dal Tavolo sulla de-carbonizzazione dell’economia italiana, costituito presso la Presidenza del Consiglio, che sempre al 2030 ha stimato una consistenza del parco nazionale di auto elettriche pure e ibridi plug-in pari a 405 mila unità.

A tal proposito crediamo sia utile ricordare che le automobili ibride nella motorizzazione (motore endotermico + elettrico), in Italia, in 16 anni, hanno raggiunto una diffusione inferiore alle 135 mila unità (fonte: Open data del Ministero dei Trasporti, estrazione aprile 2017). Un valore che curiosamente è inferiore a quanto la sola Toyota, dichiara di aver venduto nello stesso periodo, ma trova una facile e razionale spiegazione nel fatto che non tutte le auto nuove restano per lungo tempo nel parco circolante, come nel caso di quelle dei tassisti, numerosi e fedeli acquirenti di auto ibride.

Auto che come è noto, non hanno alcun problema di infrastrutture di ricarica o di autonomia, che negli anni hanno beneficiato di incentivi sia monetari, anche di importo rilevante, statali e regionali, sia non monetari (accesso a zone a traffico limitato, esenzione dai blocchi del traffico etc.).

Su incentivi e previsioni molto potremmo dilungarci e certamente qualcosa di più si sarebbe potuto scrivere nella Sen. Solo che per trattare il tema con l’approfondimento minimo che merita ci vuole il giusto lessico e quello utilizzato nella Strategia è – spiace constatarlo – alquanto improprio.

Si parla infatti di veicoli, ma questi come da codice della strada sono “tutte le macchine di qualsiasi specie, che circolano sulle strade guidate dall’uomo” tranne “le macchine per uso di bambini” e “le macchine per uso di invalidi”. I 5 milioni di veicoli sarebbero quindi più facili da raggiungere dei soli 5 milioni di automobili, che a loro volta sono solo un sottoinsieme degli autoveicoli.

Peccato che nella Sen, come attestano le parole del ministro Galletti, si scrive di veicoli intendendo auto, come dimostra la Figura 34, pag. 108; il parco in questione lì citato è quello delle sole automobili non dei veicoli come erroneamente riportato. Non una svista da poco visto che tra i due insiemi ci sono 12 milioni e passa unità di differenza.

Le parole, come, con veemenza, sottolinea Nanni Moretti in una celebre scena del suo film Palombella Rossa, sono importanti, lo sono in generale perché altrimenti non ci si capisce e lo sono ancor di più quando si vogliono realizzare delle policy mirate e accurate, come necessariamente devono essere quelle dedicate ai mezzi di trasporto meno inquinanti. Visto che le risorse, quelle economiche prima ancora del litio o del cobalto, sono per definizione limitate.

Altrimenti, pur avendo le migliori intenzioni – per citare un altro film noto per le disavventure e la fragile trama – si rischia il papocchio.

 

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