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Le “bufale” sul Web: cosa fare e come difendersi

Pubblicato: 23 novembre 2016 alle 19:12   /   by   /   commenti (0)

Duecento anni fa, nel 1816, debuttava al Teatro Argentina di Roma il Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini. In una delle arie più celebri dell’opera il librettista Cesare Sterbini si riferiva alla calunnia come ad un venticello che, dapprima gentile, poi traboccando con tuoni di tempesta, s’introduce nelle teste e stordisce i cervelli delle persone, provocando un tumulto generale, con buona pace per lo sventurato calunniato.

Bene, il tempo passa, la tecnologia avanza, eppure quel concetto di calunnia risulta ancora profondamente attuale. Con nuove forme, certo, nuove modalità e nuovi nomi. Ma con le medesime conseguenze: i danni – reputazionali, economici, sociali – di chi subisce gli effetti della propagazione di un’informazione falsa sul proprio conto sono ingenti.

Lasciamo ora da parte l’accezione della calunnia come imputazione coscientemente lesiva con cui una persona viene additata di un qualcosa di negativo che non ha mai commesso e caliamoci, con occhio attento, nella realtà di quelle che chiamiamo le “bufale” del Web.

Come definire una “bufala”? Abbozziamo un tentativo: informazione falsa e virulenta che crea nocumento a persone, aziende, istituzioni, consumatori, a tutti coloro, in altre parole, che hanno in qualche modo avuto a che fare con tale informazione. A questo punto poco importa se la notizia sia stata veicolata per errore, se si sia diffusa da sola come le migliori leggende metropolitane, o se sia stata artatamente creata per un determinato (e illecito) scopo: occorre difendersi.

Una panoramica su come funzioni la veicolazione e la fruizione delle informazioni nel caotico mondo del Web può essere di una qualche utilità.

Prima di tutto, la credibilità: le notizie che circolano in Rete godono di un credito diffuso da parte degli utenti, credito derivante in parte dal concetto di “libertà” sotteso al fatto stesso di essere online. Tuttavia, in un contesto tanto liquido da permettere a chiunque di divenire una “fonte” – un blogger, un commentatore, tutti possono potenzialmente ottenere milioni di lettori pur non essendo autori “certificati” in relazione allo specifico tema che stanno trattando –  ci chiediamo: a chi è demandata la verifica di quanto affermato, pubblicato, commentato, diffuso?

Poi l’immediatezza, la condivisione e l’interattività: le notizie presenti sul Web sono infinite e infinitamente veloci, una “diretta” h24, che si propaga all’istante, di tutti su tutto. Un bene perché disponiamo di un livello di conoscenza sul mondo prima impensabile; un male perché aumentare la velocità significa diminuire l’analisi e la possibilità di verificare la veridicità delle informazioni in questione. Se corri a 200 orari e commenti il paesaggio circostante, difficilmente lo farai con comprovata cognizione di causa.

Infine la storicità: cioè la memoria lunga del Web, quel contenitore onnisciente e così facile da consultare rappresentato dai motori di ricerca. Ma cosa succede se un contenuto web si rivela essere falso, lesivo o non più coerente con l’attualità? È giusto che rimanga in evidenza?

Vediamola su larga scala: io sono una persona, io sono un’azienda, io sono un’istituzione. Ma anche: io sono un farmaco, io sono un prodotto alimentare, io sono una città, io sono un territorio. O ancora: io sono un investitore, io sono un referendum, io sono tanti posti di lavoro. Ciascuna di queste entità basa buona parte della propria esistenza sul percepito che ne dà la Rete. Piaccia o non piaccia, se prima l’immagine era tutto, ora è l’immagine Web ad essere tutto, o quasi.

Laddove ci sia un rischio reputazionale – e quindi economico – crediamo sia opportuno un intervento strategico forte.

Una prevenzione attenta e scrupolosa: conoscere cosa si dice in Rete riguardo al mondo di mio interesse.

Un’azione decisa: utilizzare le migliori contromisure se un’informazione impropria, falsa o lesiva si sta già propagando su social network e motori di ricerca.

Quali quindi i canali Web cui prestare maggiore attenzione per non incappare in “bufale?

  • Siti mainstream ben accreditati ma contenenti a loro volta informazioni improprie
  • Siti fake, del tutto identici agli originali che pretendono (efficacemente) di copiare: attenti ai domini, alle estensioni e ai dettagli
  • Siti dove l’impatto visivo dei banner pubblicitari risulti smaccatamente evidente e fuori focus rispetto a quello che dovrebbe essere il target e lo stile di comunicazione della fonte
  • Gruppi social costruiti appositamente per diffondere informazioni ingannevoli

In pratica, quindi, occorre diffidare di tutto e monitorare attentamente ogni sito presente online. Compresi, naturalmente, tutti i molteplici risultati dei motori di ricerca in associazione alle parole chiave di nostro interesse.

In conclusione: calunnia voluta? Errore di valutazione? Concorrenza sleale? Imprecisione e superficialità? Mancata verifica della fonte?

Come cataloghiamo ad esempio la fantomatica “bici tax”, la bufala che vorrebbe in arrivo una tassa sulle biciclette con tanto di bollo, targa e supermulta per i trasgressori? Come cataloghiamo un’altra panzana – quella su una presunta tassa sulle schede Sim – che ha però ha goduto di un certo credito online? Gli esempi da portare sono moltissimi e sconfinano, purtroppo, anche in ambiti sensibili come la medicina, l’economia, la politica.

Cosa fare dunque e come difendersi dalle bufale sul Web? Monitorare costantemente, prevenire strategicamente e, se del caso, intervenire con decisione.

 

Fleed Digital Consulting – www.fleed.it

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