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Elettricità in aumento. Cosa succede sul mercato del dispacciamento?

Pubblicato: 16 Luglio 2016 alle 17:00   /   by   /   commenti (0)

Un aumento delle bollette del 4,3% per l’elettricità non poteva che accendere tutte le forze politiche e “provocare” la discussione nel vasto mondo della regolazione del mercato elettrico. I costi del mercato dei servizi di dispacciamento sono balzati in avanti nell’ultimo semestre. Resta (si fa per dire) da capire se e chi abbia assunto comportamenti speculativi e/o irresponsabili o più semplicemente razionali ed economici (e non sono lievi sfumature) tali da generare questo salto. I fornitori di energia? I produttori termoelettrici? I produttori da rinnovabili? Oppure è il sistema – sia a livello di infrastrutture di rete che di disegno – che è fisiologicamente strutturato per determinare queste distorsioni di prezzo? Le associazioni di categoria stanno già ampiamente esponendo le loro considerazioni ed elaborando le loro “difese di campo”. In ogni caso sarà l’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas a dover stabilire responsabilità e prendere iniziative sanzionatorie, come paventato nella delibera 342/2016 di avvio dell’indagine.

IL MERCATO DEI SERVIZI DI DISPACCIAMENTO

Terna è il soggetto responsabile dell’equilibrio della rete elettrica e garantisce che in ogni momento la domanda e l’offerta di energia corrispondano. Terna gestisce il Mercato dei Servizi di Dispacciamento (MSD) che serve per correggere in istantanea e bilanciare “al momento” i programmi di produzione delle diverse centrali energetiche italiane. Ma esiste ovviamente anche una programmazione anticipata dell’immissione energetica, che per altro rappresenta il mercato principale in cui si scambia l’energia all’ingrosso, e questo si chiama Mercato del Giorno Prima (MGP). Quando il fabbisogno energetico italiano in un dato momento non coincide con l’energia prodotta dalle centrali, Terna deve richiedere alle centrali di produzioni di produrre più o meno energia sul MSD. Tale “flessibilità” viene remunerata da Terna ai produttori e quindi i costi che Terna deve sostenere per fare gli aggiustamenti vanno a finire nelle nostre bollette, sotto la voce costi di “dispacciamento”, tramite un meccanismo chiamato uplift.

UNA QUESTIONE (ANCHE) POLITICA

Tecnicalità a parte, nessun partito politico si è lasciato sfuggire l’occasione per deplorare attraverso interrogazioni parlamentari e dichiarazioni a mezzo stampa l’effettivamente inopportuno, e forse anche prevedibile, aumento dei costi per le utenze elettriche. Un po’ per la popolarità del tema (nel senso di riflesso pratico sui costi per il cittadino) e un po’ per entrare nel ring dell’ormai sempiterna lotta tra produttori fossili Vs rinnovabili.

Dal Partito Democratico, anche nella sua ala più vicina alla maggioranza di Governo, al Movimento5Stelle, passando per la Lega Nord, Forza Italia, NCD e altri Gruppi parlamentari la richiesta è sempre la stessa: fare luce sulla vicenda e individuare le responsabilità. È stato lo stesso Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda ha definire la vicenda “particolarmente grave”, tale da richiedere un approfondito esame tra i soggetti di più stretta competenza, oltre allo stesso Governo ovviamente: l’Autorità per l’Energia Elettrica e Terna, con anche il supporto dell’Antitrust.

I PRIMI RAGIONAMENTI DELL’AUTORITA’

Intanto l’Autorità è stata audita lo scorso 13 luglio, in una riunione ristretta della Commissione Industria del Senato. Non è stato pubblicato nessun documento, se non il resoconto della seduta che ha tratteggiato le prime valutazioni in corso (essendoci un’indagine in svolgimento non si sono voluti anticipare troppi dettagli): si quantifica l’aumento dei costi di dispacciamento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente in 745 milioni di euro (seppur calmierati da una parallela diminuzione dei costi su MGP di 1,7 miliardi di euro circa). Sembra acclarato che il motivo dell’aumento sia l’elevata possibilità di prevedere che il prezzo sul mercato del giorno prima (MGP) si sia attesti a un livello particolarmente basso, tale da comportare lo spostamento dell’offerta da quel mercato a quello dei servizi di dispacciamento (MSD), considerato più remunerativo.

Ma oltre a possibili sanzioni, non sono esclusi, e anzi sono in previsione, interventi “sistemici” sulla regolazione (e c’è chi, compresa l’Autorità, invoca il Mercato della Capacità).