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DEF, la Nota di aggiornamento del Governo Conte. Rapporto deficit-Pil al 2,4%

Pubblicato: 5 ottobre 2018 alle 16:35   /   by   /   commenti (0)

Nella riunione di giovedì 27 settembre, il Consiglio dei ministri ha discusso e approvato su proposta del Presidente Giuseppe Conte e del Ministro dell’economia Giovanni Tria, la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (NaDef) 2018. Dopo alcuni giorni di attesa – dovuti ad alcuni “ritocchi” rispetto alla prima versione uscita da Palazzo Chigi – il testo è stato trasmesso al Parlamento (e a Bruxelles) dove proseguirà l’iter che nei prossimi giorni porterà alla discussione delle risoluzioni di maggioranza e opposizioni nelle Aule di Camera e Senato. Successivamente, la legge di bilancio dovrà per così dire tradurre in pratica quanto messo nero su bianco nel documento del Governo.


I numeri

I numeri, innanzitutto: il rapporto deficit-Pil è stato fissato al 2,4% nel 2019, con la previsione di un calo al 2,1% nel 2020 e all’1,8 nel 2021. Per quanto riguarda il rapporto tra debito e Pil, il Presidente del Consiglio Conte ha spiegato che le previsioni parlano di un calo “dall’attuale 130,9% a sotto il 130% nel 2019 e al 126,5% nel 2021”, mentre il Ministro Tria ha confermato che in relazione al debito il Governo prevede una riduzione nel triennio di quattro punti percentuali.

 

Le misure della manovra

Il confronto interno alla maggioranza di Governo ha premiato la linea dei Vicepremier Matteo Salvini e Luigi di Maio a scapito dell’impostazione professata dal Ministro Tria che fino all’ultimo ha ribadito l’importanza di non minare la sostenibilità del debito e che le misure di bandiera del M5S e della Lega sarebbero sì state portate avanti ma “con gradualità”. Oltre alla sterilizzazione delle clausole di salvaguardia per evitare l’aumento dell’Iva, il Governo ha deciso di scommettere su una crescita forte, con le principali misure del “contratto di Governo” che troveranno posto nella prossima manovra: introduzione del reddito di cittadinanza (con la contestuale riforma e il potenziamento dei Centri per l’impiego); superamento della legge Fornero; prima fase dell’introduzione della flat tax tramite l’innalzamento delle soglie minime per il regime semplificato di imposizione su piccole imprese, professionisti e artigiani; taglio dell’Ires per le aziende che reinvestono i profitti e assumono lavoratori aggiuntivi; rilancio degli investimenti pubblici (attraverso l’incremento delle risorse finanziarie, il rafforzamento delle capacità tecniche delle amministrazioni centrali e locali nella fase di progettazione e valutazione dei progetti); politiche di rilancio dei settori chiave dell’economia, in primis manifatturiero avanzato, infrastrutture e costruzioni; stanziamento di risorse per il ristoro dei risparmiatori danneggiati dalle crisi bancarie.

 

La partita con l’Ue

Il percorso che di qui al 20 ottobre porterà alla presentazione della legge di bilancio in Parlamento presenta una serie di incognite per quanto riguarda i rapporti con la Commissione europea. Sotto quest’ultimo profilo, c’è attesa per come il Governo italiano condurrà le trattative con Bruxelles: entro il 15 ottobre la bozza della manovra dovrà essere sulla scrivania dell’Esecutivo comunitario che entro due settimane potrà decidere di rispedirla a Roma nel caso di “gravi ed evidenti violazioni” del Patto di Stabilità. Un’ipotesi tuttavia remota, mai verificatasi per nessuno degli Stati membri. La vera partita con l’Ue dovrebbe aprirsi una volta che il Governo presenterà il testo definitivo e a quel punto toccherà al Ministro Tria rassicurare l’Ue sulla tenuta dei conti pubblici italiani, come del resto ha fatto negli anni passati anche l’ex Ministro Padoan di fronte ai “richiami formali”.

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