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Decreto FER: i contenuti della bozza e i primi commenti

Pubblicato: 23 marzo 2018 alle 11:24   /   by   /   commenti (0)

Da oggi a venerdì Ministero: Aferpi, Embraco, CWL, DM Gasivori, DM rinnovabili, Fondo antidelocalizzazioni, Euroallumina, Alcoa (partecipazione lavoratori), Decreti attuativi, Albo trader energia”, così twittava il 28 febbraio, a una settimana dalle elezioni politiche, il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda.

Una notizia che ha fatto ben sperare tutti gli operatori del settore energia che attendono da tempo la definizione degli incentivi destinati alle rinnovabili elettriche per il triennio 2018-2020.

L’iter di approvazione previsto, però, non è in carico al solo MiSE ma coinvolge altri enti: il concerto del Ministero dell’Ambiente; il confronto con la Conferenza Unificata, l’Autorità per l’energia (ARERA) e, ultimo importante tassello, il completamento della procedura di notifica alla Commissione Europea.

È del 5 marzo scorso la lettera di richiesta al Ministero dell’Ambiente da parte del MiSE per il concerto preliminare e di pochi giorni fa la pubblicazione di una prima bozza del testo trasmesso al MATTM.

In questo momento di confusione in cui tutti ne parlano cerchiamo quindi di capire meglio i contenuti del decreto e le primissime impressioni posizioni dei principali soggetti coinvolti.

 

Cosa prevede il decreto?

Il decreto disciplina l’incentivazione per il triennio 2018-2020 delle rinnovabili elettriche più vicine alla competitività. In particolare, il provvedimento concerne le seguenti fonti rinnovabili: eolico onshore, solare fotovoltaico, idroelettrico, geotermia tradizionale, gas di discarica e di depurazione. La potenza messa a disposizione sarebbe di 6,3 GW, in grado di garantire una produzione aggiuntiva di quasi 11 TWh di energia da fonti pulite. Nello specifico, quasi 5 GW verrebbero assegnati a eolico e fotovoltaico mediante 7 aste su base quadrimestrale, secondo il principio della neutralità tecnologica: le prime due sono fissate il 30 novembre 2018 e il 30 marzo 2019. Gli incentivi avranno valori compresi tra un massimo di 68,8 €/MWh e un minimo di 21 €/MWh.

Ai 6,3 GW complessivi va sommata l’eventuale potenza non aggiudicata in precedenti bandi e le iniziative che non usufruiranno di incentivi. Riguardo quest’ultimo aspetto giocherà un ruolo di primo piano la diffusione dei Renewable Power Purchase Agreement (PPA), contratti di medio-lungo periodo per la fornitura di energia rinnovabile, con una prima ipotesi di creazione di piattaforma pubblica gestita dal Gestore dei Mercati Energetici (GME). Questa tipologia di contratti garantisce ai produttori di energia rinnovabile un flusso di entrate certo, alternativo all’incentivo erogato.

 

Le posizioni degli stakeholder

Sono molti gli stakeholder che non hanno esitato ad esprimere la loro posizione contraria su alcuni elementi introdotti e la necessità di rivedere il testo. A partire dall’impostazione che sembrerebbe voler porre in diretta competizione diretta gli operatori dedicando un’attenzione particolare ai grandi impianti. Su questo tema è intervenuto Simone Mori, presidente di Elettricità Futura: “condividiamo la logica sull’efficienza e la riduzione dei costi, ma per i piccoli impianti si può fare di più”. Coordinamento FREE, invece, pone l’attenzione sui tempi del provvedimento che, nelle migliori delle ipotesi, non diventerà operativo prima della metà del 2018. Non manca il commento di Legambiente che tramite il suo vicepresidente, Edoardo Zanchini, afferma: “grave ritardo ma ora si acceleri approvazione ascoltando le proposte degli operatori e aprendo la strada all’autoproduzione e distribuzione locale da fonti rinnovabili”.

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