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Concorrenza nel retail idrico. Spunti di riflessione dal Regno Unito*

Pubblicato: 7 dicembre 2016 alle 7:55   /   by   /   commenti (0)

Di Simona Benedettini

Questo articolo riflette esclusivamente le opinioni dell’autrice e non necessariamente quelle delle organizzazioni con cui collabora.

Lo scorso settembre, il regolatore del settore idrico di Inghilterra e Galles (Ofwat) ha pubblicato un rapporto sui costi e benefici della possibile apertura alla concorrenza della vendita al dettaglio di acqua, per i consumatori domestici. Oggi, l’attività di vendita è esercitata in regime di monopolio legale da 18 operatori privati per 22 milioni di consumatori domestici e 2 milioni di imprese.

La proposta potrebbe però produrre effetti avversi su quella stessa concorrenza che Ofwat intende promuovere. Sia per le possibili barriere all’entrata che, a date condizioni, il modello di liberalizzazione ipotizzato dal Regolatore d’oltremanica potrebbe generare, sia per l’inerzia dei consumatori.

Il rapporto evidenzia che dall’apertura del mercato retail potrebbero derivare benefici pari a circa £2,9 miliardi in trent’anni. Questi benefici sono da ricondursi prevalentemente a una maggiore innovazione nell’offerta commerciale attraverso la vendita di servizi aggiuntivi. In modo “verticale”, per esempio attraverso l’affiancamento, se richiesto, di servizi per l’efficientamento dei consumi idrici. O in modo “orizzontale”, ossia attraverso la combinazione con servizi afferenti ad altri mercati quali energia elettrica e gas, telecomunicazione, finanza (il cosiddetto bundling).

A tali benefici corrisponderebbe un risparmio pari a circa £8/anno per consumatore domestico. Secondo Ofwat, le minori tariffe sono tuttavia condizionate al verificarsi di “un aumento dell’efficienza, grazie all’ingresso nel segmento di nuovi entranti con costi verosimilmente contenuti, e allo stimolo all’efficienza che i retailer eserciteranno sui venditori all’ingrosso.

Condizioni, queste, necessarie ma non sufficienti. I benefici della concorrenza potranno effettivamente dispiegarsi, infatti, se e solo se i consumatori saranno posti nella condizione di esercitare un’efficace pressione concorrenziale sui venditori promuovendo una maggiore contendibilità del mercato.

È quindi necessario, per esempio, garantire che il processo di switching avvenga in tempi rapidi e senza inconvenienti e che i clienti finali siano capaci di valutare le informazioni rilevanti per l’acquisto. Qualora, per esempio, un venditore di energia elettrica vendesse acqua ai propri clienti oppure offrisse la vendita di energia elettrica ai clienti nuovi acquisiti nel settore idrico, le informazioni sui costi relativi ai due servizi dovrebbero essere riportate distintamente e in modo efficace per consentire al consumatore di comprendere quanto sta pagando e per quale servizio.

Discernere efficacemente i costi inerenti i diversi servizi offerti è altresì essenziale per prevenire eventuali sussidi incrociati. Per esempio, per accaparrarsi nuovi clienti nel segmento idrico, un venditore di energia elettrica potrebbe offrire prezzi significativamente vantaggiosi per la vendita di acqua coprendo gli sconti così praticati con un aumento dei prezzi per i clienti già acquisiti nel mercato elettrico. Questo potrebbe scoraggiare l’ingresso di nuovi operatori (venditori di energia elettrica e non) nella vendita al dettaglio di acqua i quali, per dimensioni e struttura dei costi, non potrebbero certo competere con simili politiche di acquisizione. Politiche che, certo, potrebbero essere altrettanto adottate dagli incumbent nel retail idrico. Vale la pena ricordare che è proprio sull’ingresso di nuovi operatori che Ofwat fa dipendere una delle condizioni per il verificarsi dei benefici della liberalizzazione del retail idrico.

La vendita di acqua assieme ad altri servizi potrebbe inoltre favorire l’inerzia dei consumatori a favore del consolidamento di quote di mercato. In questo senso, i risultati dell’indagine della Competition & Markets Authority sul mercato bancario offrono una evidenza pertinente e rappresentativa rispetto a come il cosiddetto bundling, frequente in questo settore, possa favorire l’inerzia dei consumatori. Una survey condotta nell’ambito di questa indagine evidenzia che, nell’ultimo anno, meno del 3% degli intervistati ha cambiato banca. L’offerta congiunta di conti correnti con mutui e altri prodotti (p.e. carte di credito) influenzerebbe la percezione dei consumatori rispetto ai costi dello switching e al valore della relazione di lungo periodo con la propria banca con effetti negativi sulla propensione a cambiare operatore anche quando possibile beneficiare di migliori condizioni economiche.

Una efficace apertura del mercato a valle non può prescindere, inoltre, da una riflessione in merito alla possibilità di perseguire una effettiva concorrenza nel segmento wholesale, quello dei grossisti. Segmento da cui il rapporto di Ofwat stima potrebbero provenire risparmi di efficienza. La riflessione dovrebbe tenere conto anche dei potenziali effetti di foreclosure nel mercato a valle che potrebbero derivare da eventuali rapporti di integrazione verticale tra grossisti e fornitori retail. Per esempio, mediante l’applicazione di condizioni più vantaggiose al venditore retail integrato, rispetto a quelle praticate ai suoi concorrenti, a detrimento di quel level playing field necessario a incoraggiare la contendibilità del mercato.

Il risparmio di £8/anno/consumatore conseguibile dalla liberalizzazione suggerisce, in aggiunta, che i margini sono assai risicati nel retail idrico. Il modello proposto da Ofwat, ossia liberalizzare promuovendo il cosiddetto bundling, sembra pertanto cogliere questo aspetto candidandosi, forse, come unica alternativa possibile allo status quo, a un modello di concorrenza per il mercato attraverso gare per l’affidamento del servizio di fornitura, a processi di aggregazione incoraggiati dalla regolazione e a un’azione regolatoria sulle tariffe che consenta di trasferire ai consumatori i guadagni di efficienza degli operatori.

Ma anche quando tutti questi potenziali effetti avversi sulla concorrenza fossero mitigati ha davvero senso parlare di mercato rispetto alla vendita di acqua? In un segmento caratterizzato da sostanziale impossibilità di differenziazione, risparmi irrisori (£8/anno/consumatore), costi certi del processo di switching e difficile sviluppo di una concorrenza a livello wholesale, il rischio è quello di trovarsi poi a stigmatizzare un mercato la cui realizzazione appare ardua.

*:Questo articolo è ripreso dal blog dell’autrice dove è stato pubblicato

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