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Bollette, stop agli aumenti retroattivi di quelle aziendali. “Ora riformare il sistema evitando ripercussioni sugli investimenti”

Pubblicato: 5 Gennaio 2017 @ 12:39   /   by   /   commenti (0)

Di Elena Veronelli
Questo articolo è stato pubblicato sul ilfattoquotidiano.it

Il decreto Milleproroghe ha rinviato al gennaio 2018 la revisione degli oneri generali di sistema per i consumatori non domestici. Secondo le imprese il progetto ora sul tavolo avrebbe bloccato i progetti nell’efficienza energetica e nell’autoconsumo, oltre a far salire i costi. Adesso chiedono che prima del via libera definitivo ci sia un’analisi dell’impatto

 Gli operatori del settore dell’efficienza energetica tirano un sospiro di sollievo, se pur piccolo. Il decreto Milleproroghe ha infatti rinviato dal 1° gennaio 2017 al 1° gennaio 2018 la riforma degli oneri generali di sistema per i consumatori non domestici, ossia le imprese che complessivamente rappresentano il 75% dei consumi elettrici nazionali. Una riforma che, avevano denunciato le società a suo tempo, bloccherebbe gli investimenti e i progetti nell’efficienza energetica e nell’autoconsumo e porterebbe a bollette più alte per chi ha investito nelle energie green. Ora però, con il rinvio, c’è più tempo per studiare e mettere a punto una riforma condivisa e meno penalizzante ma, soprattutto, le società sfuggiranno ai maxi conguagli, non essendo più retroattiva.

Ma cosa si prevede nel dettaglio? La riforma dei “non domestici” è simile a quella già approvata per i “domestici”, anch’essa al centro di numerose critiche da parte delle associazioni ambientaliste e dei consumatori. Dà all’Autorità per l’energia (Aeegsi) il compito di riformare le bollette elettriche, appunto dal 1° gennaio 2018 (quindi non più retroattivamente dal 1° gennaio 2016 come era stato stabilito inizialmente). Sul tavolo ci sono già quattro diverse ipotesi, tutte focalizzate sulla modifica degli oneri generali di sistema. Oggi questi oneri, che servono ad esempio a finanziare la promozione delle fonti rinnovabili e delle “assimilate”, vengono pagati in bolletta dai consumatori principalmente in base a quanto consumano di elettricità (componente variabile). C’è poi una componente fissa che si paga a prescindere da quel che si consuma, ma al momento è in percentuale molto bassa. Le imprese quindi che hanno investito in impianti di cogenerazione o fotovoltaici per l’autoconsumo o in efficienza energetica, non acquistando più elettricità dalla rete, pagano solo questa quota fissa. Tuttavia tutte e quattro le ipotesi della riforma già messe a punto dall’Autorità prevedono un innalzamento della componente fissa a scapito di quella variabile. Un meccanismo che, secondo il settore e le associazioni ambientaliste, scoraggia gli investimenti nell’autoconsumo e nel risparmio energetico.

Ora però, essendoci più tempo, l’idea degli operatori è quella di ridefinire insieme all’Autorità una proposta di riforma più idonea alle esigenze di sviluppo del settore. Grazie alla proroga al 2018 “si elimina la spinosa retroattività al primo gennaio 2016 e si crea lo spazio per emanare una riforma complessiva attenta alle esigenze di un effettivo sviluppo del mercato”, commenta a ilfattoquotidiano.it Giovanni Galgano, membro del Tavolo Autoconsumo e Efficienza Energetica, che quindi aggiunge di essere, insieme agli altri membri del Tavolo, “più che disponibili a confrontarci sin da subito con il governo per arrivare ad una riforma stabile e duratura”. Insomma “il tema è ancora aperto per il 2017”.

Dello stesso avviso Legambiente: “Sicuramente la decisione del governo è positiva. Ci auguriamo però che nel frattempo, prima di attuare la riforma, si faccia una serie di analisi sull’impatto degli investimenti in efficienza e autoconsumo per le imprese”, dice Edoardo Zanchini, vicepresidente dell’associazione. In tutti i casi, spiega il senatore del Movimento 5 Stelle Gianni Girotto, “sui costi della bolletta elettrica bisogna dare certezze alle attività produttive proponendo il mantenimento della gran parte degli oneri sui consumi e il ripristino dei sistemi di distribuzione chiusi per favorire l’efficientamento energetico e la generazione distribuita”.

Intanto, proseguono le proteste anche contro la riforma della bolletta dei consumatori domestici, che si sta avviando a step progressivi. Nel mirino sempre l’eliminazione della progressività (che sino al 31 dicembre 2015 permetteva a chi consumava meno di pagare in proporzione di meno) e lo spostamento degli oneri di rete dalla parte variabile della bolletta a quella fissa. A rinfocolare le polemiche è ora la pubblicità dell’Autorità per l’energia mandata in onda sul proprio canale youtube. “Una campagna disinformativa” che “lascia trapelare, un’informazione ingannevole e illusoria”, commenta Luigi Gabriele, dell’associazione dei consumatori Codici, secondo cui “il messaggio che si vuole far passare è che la riforma della tariffa elettrica tuteli le classi sociali più svantaggiate, i più deboli e le famiglie più bisognose” quando invece “fa pagare di più i consumatori che risparmiano o che hanno messo in atto un intervento di efficienza energetica”.

personale, è libero di esporsi come vuole. Certo bisognerebbe anche chiedersi se lo sbandierato appoggio porti o, al contrario, sottragga voti. Né è il caso di ribadire che nell’energia il consenso sul territorio è merce quanto mai preziosa, e che non passa certo da un mero chiarimento di competenze, ma dalla buona volontà politica di tutte le parti in gioco.

Sul piano reputazionale invece è il caso di ricordare che, anche quando si affronta la realtà con ottimismo e razionalità conviti di stare dalla parte del giusto, una semplice dichiarazione sbagliata, una umana gaffe rischia di avere conseguenze di portata e durata sproporzionate.

Con internet e, in particolare con i cosiddetti social, il tempo, infatti, è sempre meno galantuomo e un’uscita infelice può essere facilmente ripetuta migliaia di volte tanto da risultare scritta sulla pietra o, peggio, manifestarsi come un male incurabile proprio quando bisognerebbe essere in piena forma.

Per esempio, è ben probabile che a Matteo Renzi – come del resto già accaduto con l’andare in Africa a Walter Veltroni – verrà rinfacciato sine die l’aver ventilato, almeno quattro volte, la possibilità di “cambiare mestiere”.

In vista di prossime chiamate alla urne ovviamente ognuno, come ha sempre fatto e come si spera sempre farà, è libero di puntare sul cavallo che ispira più fiducia. Meglio però, oggi più di ieri, non dirlo troppo in giro.

 

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