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Archeologia preventiva: soprintendenze da spauracchio ad alleato

Pubblicato: 30 Ottobre 2019 alle 12:05   /   by   /   commenti (0)

di Mattia Fadda

Riuscire a conciliare è l’ambizione di tutti, spesso si tenta poche volte si riesce. Esiste però un luogo in cui la composizione degli interessi (apparentemente) contrapposti è prescritta dalla legge e apprezzata da chi opera sul campo. Parliamo dell’archeologia preventiva il cui scopo è appunto quello di conciliare due interessi pubblici: quello di realizzare infrastrutture, opere e impianti e quello di valorizzare beni culturali, storici e artistici.

La normativa di riferimento (innanzitutto il d.lgs. n. 42 del 2004 che attua il Codice per i beni culturali e il paesaggio) stabilisce che in caso di realizzazione di opere pubbliche il soprintendente possa richiedere l’esecuzione di saggi archeologici preventivi sulle aree interessate a spese del committente dell’opera. Poi la legge 109 del 2005 che converte il decreto-legge 26 aprile 2005, n. 63 disciplina i contratti delle stazioni appaltanti, degli enti aggiudicatori e dei soggetti aggiudicatori. Due articoli della norma (artt. 95 e 96) intervengono in materia di archeologia preventiva definendo la necessità per la stazione appaltante di inviare alla soprintendenza territorialmente competente copia dei progetti delle opere, con allegati gli esiti delle indagini geologiche ed archeologiche. L’ente dovrà quindi raccogliere dati (bibliografici, ricognizioni di superficie, la lettura geomorfologica e fotografica del territorio) che devono essere sottoposti al vaglio di archeologi esperti. Presso il MIbact vi è appunto un elenco dioperatori (non solo università ma anche professionisti titolati) abilitati alla redazione del documento di valutazione archeologica nel progetto di opera pubblica. Se a seguito di questa fase preliminare il soprintendente ravvisa l’esistenza di elementi archeologicamente significativi può richiedere una ulteriore fase di indagine. Approfondimenti d’indagine archeologica con oneri a carico della stazione appaltante: carotaggi, prospezioni e saggi a campione e un’integrazione della progettazione esecutiva dell’opera. A seconda dell’interesse archeologico il soprintendete indica le prescrizioni per la stazione appaltante che vanno dal nulla osta fino al reinterro, lo smontaggio-rimontaggio e la musealizzazione in altra sede rispetto a quella di rinvenimento. La legge inoltre prevede la possibilità di stipulare un accordo soprintendenza-ente appaltante su forme di divulgazione e valorizzazione dei risultati archeologici.

Il soprintendente da spauracchio ad alleato delle imprese che senza una proficua collaborazione si troverebbero semplicemente bloccate. Sono numerosissimi in Italia i casi di interventi di archeologia preventiva che grazie alla collaborazione fra stazioni appaltanti, imprese di costruzioni e soprintendenze hanno permesso ritrovamenti, valorizzazione dei reperti e prosecuzione dei lavori.

Hanno fatto scuola gli interventi sul cantiere della MetroC di Roma dove grazie all’alleanza fra il consorzio delle società costruttrici, il Comune e la Soprintendenza speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma sono state portate alla luce e donate ai romani e al mondo importanti vestigia. Dove oggi c’è la fermata della metropolitana di Amba Aradam, sotto viale Ipponio, nel 2016 è spuntata la splendida domus del centurione, castrum del II secolo d.C. rinvenuta nel cantiere delle metropolitana a 12 metri di profondità.  

L’archeologia preventiva ha recentemente reso possibile un’altra importantissima scoperta in Molise da collegare ai lavori per la realizzazione del metanodotto Larino-Chieti da parte di Società Gasdotti Italia (S.G.I.). In particolare l’azione degli uffici territoriali del Ministero dei beni culturali con la collaborazione di S.G.I. ha portato alla luce i resti dell’antica Saepinum. La terza campagna di scavi ha fatto emergere un tempio su alto podio nell’area a ridosso del foro romano (I secolo d.C.). Durante la conferenza stampa tenutasi a Campobasso lo scorso 15 ottobre, Il Soprintendente del Molise, Dora Catalano, ha parlato di “ritrovamenti di una quantità e qualità tali da riscrivere l’età preistorica e protostorica del Molise”.