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Acqua pubblica: la proposta del M5S

Pubblicato: 12 Dicembre 2018 @ 10:47   /   by   /   commenti (0)

di Caterina Castellani

Prosegue in Commissione Ambiente alla Camera l’iter delle proposte di legge abbinate AC. 52 (a prima firma dell’On. Federica Daga, M5S) e AC. 773 (a prima firma dell’On. Chiara Braga, PD).

I provvedimenti recano “disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque”.

Tale finalità comune è però perseguita con modalità differenti: mentre la proposta di legge C. 773 si mantiene entro il percorso segnato dalla normativa vigente, l’A.C. 52 inverte la direzione finora seguita in materia con l’obiettivo di dare attuazione al referendum del 2011.

La proposta di legge dell’On. Daga, considera il servizio idrico integrato (SII) un servizio pubblico locale di interesse generale (ma non economico) e non destinato ad essere collocato sul mercato in regime di concorrenza. Conseguentemente, prevede che l’affidamento del SII avvenga esclusivamente in favore di enti di diritto pubblico.

Il provvedimento, composto da 17 articoli, contiene quindi disposizioni finalizzate alla ri-pubblicizzazione della gestione del SII con cui si prevede, tra l’altro, la decadenza automatica di tutte le forme di gestione affidate in concessione a privati con scadenza posteriore al 31 dicembre 2020.

Lo “stravolgimento” del “sistema acqua” è stato oggetto di numerose critiche da parte dei principali gestori e continua a destare preoccupazione.

La proposta di legge, che prevede, tra l’altro, il trasferimento al Ministero dell’Ambiente delle funzioni di regolazione e di controllo dei servizi idrici attualmente attribuite all’ARERA, nonché l’istituzione di un Comitato interministeriale a cui sono attribuite le competenze relative alla programmazione delle grandi opere infrastrutturali a livello di reti idrauliche di rilievo nazionale, rischia, secondo quanto principalmente emerso nel corso delle audizioni propedeutiche all’avvio dell’esame in Commissione, di condurre il comparto verso una paralisi gestionale.

Tra l’altro, il trasferimento dei poteri regolatori dall’ARERA al Ministero dell’Ambiente comporterebbe anche il rinvio degli investimenti pianificati dal settore quale diretta conseguenza dell’incertezza del quadro regolatorio che deriverebbe dall’affidamento delle competenze ad un organismo soggetto alla variabilità dei cicli politici, anziché ad una autorità indipendente.

Tra le altre criticità emerse, anche l’inevitabile “frammentazione delle gestioni”. Nell’articolo 8 viene spiegato che saranno le Regioni ad avere la facoltà di stabilire «il modello gestionale del servizio idrico integrato, nell’ambito dei modelli di gestione diretta previsti per gli organismi di diritto pubblico: azienda speciale o gestione diretta mediante società interamente pubbliche partecipate dagli enti locali il cui territorio rientri nel bacino idrografico di riferimento».

È la terza volta che viene avviato l’iter parlamentare di questo testo di legge, seppur aggiornato nel tempo, con l’impianto del 2007, ovvero della legge presentata dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua e sostenuta da 400mila cittadini.

Il Governo sembrerebbe intenzionato ad intervenire sulla questione dell’acqua, avendola inserita nel Contratto di Governo quale priorità per il Paese. Da verificare se però i due contraenti, Lega e M5S, saranno concordi sugli strumenti e l’approccio da adottare.

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